“Congedo” di Sergej Esenin
“O caro amico, ci vedremo ancora,
che sempre nel mio cuore tu rimani.
Ormai di separarsi è giunta l’ora,
ma promette un incontro per domani.
O caro amico addio, senza parole,
senza versare lacrime o sorridere.
Morire non è nuovo sotto il sole,
ma più nuovo non è nemmeno vivere”
Sergej Aleksandrovic Esenin
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“Secondo le memorie di Il’ja Ehrenburg
in “Persone, anni, vita” (1961),
« Esenin era sempre circondato da satelliti. La cosa più triste di tutte fu vedere, di fianco a Esenin, un gruppo casuale di uomini che non avevano nulla a che fare con la letteratura, ma a cui semplicemente piaceva (e piace ancora) bere la vodka di qualcun altro, crogiolarsi nella fama di qualcun altro, e nascondersi dietro l’autorità di qualcun altro. Non fu attraverso questo sciame nero,
tuttavia, che morì, lui li trasse a sé. Sapeva quel che valevano; ma nel suo stato trovò più facile stare con persone che disprezzava. »
Nella notte tra il 27 e il 28 dicembre Esenin morì impiccato nella sua stanza d’albergo, all’età di 30 anni.
Le testimonianze dirette parlano di una poesia
scritta col sangue
e lasciata la mattina del 27 ad un amico passato a trovarlo.
L’amico (Vol’f Erlich)
avrebbe poi dimenticato la poesia dal titolo-Il Congedo-
salvo ricordarsene alla notizia della morte del poeta.