ADIÓS GITANO – L´isola

di | 8 de Marzo de 2015

Li chiamano clochard ,barboni…dimenticando che sono persone.

Lo chiamava “gitano”,era un uomo ancora giovane sulla cinquantina,non rubava e nessuno l’aveva mai visto ubriaco era uno straniero che sapeva solo poche parole in español…uno dei tanti venuto quì sperando forse in un lavoro, un uomo che cercava di affrontare con dignità la miseria soffrendo di solitudine forse ancor più che di fame …e chissà in quante notti provò a dirselo che non si è mai soli sotto un tetto di stelle, adattandosi a vivere riparandosi dal vento magari tra le pietre laviche della spiaggia o chissà dove,mentre erano passati inesorabili i giorni e le stagioni lui era sempre lì,sempre più magro più emaciato.
Una presenza quasi rassicurante per gli ultimi frettolosi che uscivano dal supermercato che stava chiudendo.
Qualcuno abbassava la testa o si girava dall’altra parte evitando il suo sguardo,come se a guardarlo negli occhi li mettesse in imbarazzo,anche se lui non tendeva la mano per chiedere elemosina…li guardava dritto negli occhi e basta mentre quasi lo sfioravano con le loro borse cariche di roba da mangiare,sparivano camminavando veloci verso casa dove qualcuno li attendeva.
Ma nessuno attendeva lui che se ne stava sempre lì anche quando oramai era buio ,seduto in fondo alla scalinata del supermercato.
A volte si sedeva stanco nell’ultimo scalino con la schiena appoggiata al muro ,proprio di fronte a quella pianta al lato del cestino dei rifiuti dove i cretini lanciavano da lontano di tutto ,dagli avanzi di birra ai mozziconi,fino a soffocarne il terreno e le radici,
certi stolti si divertivano a strapparne le foglie… a spezzarle i rami ,sembrava proprio che l’avessero presa di mira così, tanto per passare il tempo.
E infine la pianta si era arresa.Ma lui no!L’uomo aveva incominciato a ripulire la terra raccogliendo ogni cosa
intorno alla pianta e poi com un coltellino aveva incominciato a inciderne i rami che parevano secchi senza linfa.Sapete tutti che potatori non ci si improvvisa, ma lo si diventa!Io stessa ho imparato da mio padre.
Pazientemente l’uomo incideva e ripuliva con mani esperte senza mai ferirsi…si capiva che sicuramente l’aveva fatto,accudendo alberi là nella sua terra in Romania.

Quell’albero adesso ha ripreso vita,sta germogliando
ma lui “il gitano”,lui non c’è più.

Adiós gitano ,ovunque sei
ti dedico questi versi di Pedro Calderón de la Barca.

“¡Ay mísero de mí, y ay, infelice!
Apurar, cielos, pretendo,
ya que me tratáis así
qué delito cometí
contra vosotros naciendo;”