Facendo ricerche sulla Lomellina ,ho trovato questo articolo di Umberto De Agostino,che è il figlio di un mio caro amico per il quale ho anche lavorato come orafa nel suo prestigioso laboratorio a Sartirana.
Vi lascio l’articolo così avete modo di vedere cosa pensa
l’arciduca Martino d’Austria Este della nostra terra.
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Il 47enne imprenditore agricolo ripercorre le orme del nonno Amedeo che qui coltivava il riso.
«Io, arciduca felice tra le zanzare»
I pioppi, la nebbia e l’acqua. «Non potrei abitare altrove»
Martino d’Austria
-SARTIRANA. «Non potevo che vivere qui in Lomellina, fra queste zanzare e queste nebbie, che sono di certo affascinanti. In Lomellina, dove mio nonno Amedeo coltivava il riso». L’arciduca Martino d’Austria, esponente della famiglia Asburgo-Lorena, parla del suo rapporto con la terra delle risaie che ha imparato ad amare grazie a suo nonno materno, Amedeo di Savoia-Aosta, il vicerè d’Etiopia morto nel 1942 prigioniero degli inglesi.
Convinto europeista, Martino affonda le radici culturali nell’Italia e nell’Austria, di cui suo nonno paterno, Carlo I, fu l’ultimo imperatore fra il 1916 e il 1918.
Quando è iniziato il suo rapporto stabile con Sartirana e la Lomellina?
«Nel 1983. Sono arrivato a Sartirana alla fine degli studi: per me era un luogo conosciuto da sempre, dove venivo a Pasqua e nei mesi estivi. Mia madre Margherita mi parlava spesso di suo padre, Amedeo, che negli anni Trenta possedeva il castello e l’attigua azienda agricola».
Trova la Lomellina una terra accogliente?
«Molti si lamentano perché ci sono le zanzare d’estate e le nebbie d’inverno, ma io sostengo che c’è di peggio. Le nebbie non sono più quelle di vent’anni fa, mentre le zanzare sono molto più aggressive in Siberia. Sembra una contraddizione, ma è così: lo ha confermato mio fratello, che là era costretto a girare con una rete di protezione addosso. E poi la Lomellina si trova a un’ora dalla montagna e a un’ora dal mare: una posizione ottimale, direi».
Lei è un agricoltore di 47 anni, fra l’altro presidente dei risicoltori europei: le piace il suo lavoro?
«Molto. Nella mia azienda coltivo riso, ma anche mais e, da poco tempo, la colza con cui si ricava biodiesel, il “carburante verde”. E poi ci sono i pioppi, che rappresentano un elemento caratteristico del nostro paesaggio. Ho imparato ad amare questo lavoro grazie a mio nonno Amedeo: fra le due guerre mondiali era un imprenditore all’avanguardia, un filantropo. Le case dei suoi salariati avevano l’acqua corrente, l’energia elettrica e i servizi sanitari. E poi il nonno aveva stipulato un’assicurazione privata previdenziale. Era pratico, moderno: quando veniva a Sartirana risiedeva in un caseggiato rurale e mangiava il cibo dei contadini. Anche dopo la seconda guerra, quando gli scioperi erano all’ordine del giorno, da noi le mondine venivano volentieri».
Qui, nello studio dell’azienda agricola Castello, lei espone anche il ritratto di suo nonno Carlo I d’Asburgo-Lorena. Che idea s’è fatto dell’ultimo imperatore d’Austria?
«La sua figura sta per essere rivalutata anche sotto il profilo storico, dopo che le sue doti umane sono state esaltate da papa Giovanni Paolo II, che tre anni fa lo consacrò beato. Nel 1916 succedette in pieno conflitto al prozio Francesco Giuseppe e cercò disperatamente una pace separata con l’Intesa. Nel governo, però, era solo e i militari pretendevano che la guerra continuasse. Nel 1922 a Madeira, dove si trovava in esilio, si ammalò di polmonite: il suo cuore già debole non superò la malattia. Non aveva i soldi per pagarsi le cure mediche perché la Repubblica austriaca aveva confiscato tutti beni della nostra famiglia».
Nonno Carlo e nonno Amdeo, per lei due figure di riferimento.
«Sono state persone eccezionali: due gentiluomini che, pur non avendo conosciuto, mi hanno trasmesso molti valori, a cominciare da quello della lealtà. Durante la prima guerra mondiale combatterono su fro