ARCHIVIO 2015 – 53

di | 29 de Gennaio de 2014

“La durezza di questi tempi

non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori…”

Ernesto Che Guevara

*

Abbiamo fame di tenerezza,
in un mondo dove tutto abbonda siamo poveri di questo sentimento che è come una carezza per il nostro cuore
abbiamo bisogno di questi piccoli gesti che ci fanno stare bene,
la tenerezza è un amore disinteressato e generoso,
che non chiede nient’altro che essere compreso e apprezzato.”

Alda Merini

*

Il mio paradiso…
… un campo senza usignolo né lire,
con un fiume discreto e una fontanella.
Senza lo sprone del vento sopra le fronde
né la stella che vuole essere foglia.
Una grandissima luce
che fosse lucciola di un’altra,
in un campo di sguardi viziosi.

Un riposo chiaro e lì i nostri baci,
né i sonori dell’eco,
si aprirebbero molto lontano.
Il tuo cuore ardente, niente più.

-Federico García Lorca-

*
Hai mai pensato di andare via e non tornare mai più?
Scappare e far perdere ogni tua traccia,
per andare in un posto lontano e ricominciare a vivere,
vivere una vita nuova, solo tua, vivere davvero? Ci hai mai pensato?

Il Fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello

*Il valore delle cose non sta nel tempo in cui esse durano

ma nell’intensità con cui vengono vissute

per questo esistono momenti indimenticabili

cose inspiegabili e persone incomparabili

Pessoa

*
Il cuore muore di morte lenta. Perdendo ogni speranza come fanno le foglie. Finchè un giorno non ce ne sono più. Nessuna speranza. Non ci rimane nulla.

da Memorie di una Geisha

*

Jorge Luis Borges

L’altra tigre

Penso a una tigre. La penombra esalta
la vasta biblioteca laboriosa
e sembra allontanare gli scaffali;
forte, innocente, insanguinata e nuova,
lei vagherà per la sua selva e il suo mattino
e traccerà le sue orme sul fangoso
margine di un fiume di cui ignora il nome.
(nel suo mondo non ci sono nomi né passato
né futuro, solo un istante vero.)
E percorrerà le barbare distanze
e annuserà nell’intrecciato labirinto
degli odori dell’odore dell’alba
e l’odore dilettevole del cervo;
fra le strisce del bambù decifro
le sue strisce e presento l’ossatura
sotto la pelle splendida che vibra.
Invano si interpongono i convessi
mari e i deserti del pianeta:
da questa casa di un remoto porto
dell’America del Sud, ti seguo e ti sogno,
oh tigre delle rive del Gange.
Si propaga la sera nella mia anima e rifletto
che la tigre vocativa dei miei versi
è una tigre di simboli e ombre,
una serie di figure letterarie
e di memoria dell’enciclopedia
e non è la tigre fatale,il funesto gioiello
che, sotto il sole o la diversa luna,
sta compiendo a Sumatra o nel Bengala
la sua routine di amore, di ozio,e di morte.
Alla tigre dei simboli ho opposto
quella vera, quella del sangue caldo,
quella che decima la tribù dei bufali
e oggi, 3 agosto del 59,
allunga sul prato una lenta
ombra, però già il fatto di nominarla
e di congetturare le sue circostanze
la rende funzione dell’arte e non creatura
vivente di quelle che vanno per la terra.
Una terza tigre cercheremo. Questa
sarà come le altre una forma
del mio sogno, un sistema di parole
umane e non la tigre vertebrata
che, al di là delle mitologie,
calpesta la terra. Lo so bene, ma qualcosa
mi impone quest’avventura indefinita,
insensata e antica, e persevero
nel cercare lungo il tempo della sera
l’altra tigre, quella che non è nei versi.

*** traducción
Versos de Borges***

Pienso en un tigre. La penumbra exalta
La vasta Biblioteca laboriosa
Y parece alejar los anaqueles;
Fuerte, inocente, ensangrentado y nuevo,
él irá por su selva y su mañana
Y marcará su rastro en la limosa
Margen de un río cuyo nombre ignora
(En su mundo no hay nombres ni pasado
Ni porvenir, sólo un instante cierto.)
Y salvará las bárbaras distancias
Y husmeará en el trenzado laberinto
De los olores el olor del alba
Y el olor deleitable del venado;
Entre las rayas del bam