Questo lunghissimo post di oggi lo dedico interamente ad una poetessa che ammiro,Anne Sexton.
Anne era nata nel 1928 a Newton, presso Boston.
Definita nell’America del suo tempo una poetessa folle e scandalosa,era una donna bellissima ma infelice che sapeva vivere e scrivere senza false inibizioni.
Colpiscono i suoi versi ,il loro oscillare tra sesso e solitudine ,scritti pensando a quell’uomo
non suo,pronto a ingannarla gettandola nell’abisso.Quell’uomo che Anne ha amato troppo ,quasi con impulso masochistico e a cui dedica
la poesia :Al mio amante che torna da sua moglie
LA FINE
Il 4 ottobre del 1974 con indosso una vecchia pelliccia della madre si chiudeva in garage, entrava in macchina, accendeva il motore poi la radio e chiudeva gli occhi …moriva così Anne ,affidandosi all’abbraccio eterno e silenzioso del monossido di carbonio.
Così poneva la parola fine alla sua vita….con questo gesto estremo e anche se si possono fare mille supposizioni,l’unica ragione certa di un suicidio secondo il mio modesto parere è sempre l’insopportabile dolore con cui non si vuole più convivere.
POESIA:Al mio amante che torna da sua moglie
Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costrutta.
Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.
Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.
Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,
ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,
l’ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.
Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt’e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.
Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:
al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
– alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa –
al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera – per il richiamo –
lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.
Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.
Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.
Anne Sexton
***
“e ogni volta
legavo queste donne con un nodo.
Una volta venne una regina. Legai anche lei.
Ma questa volta l’ho stretto per davvero questo nodo,
e adesso l’ho legata ben stretta.
L’ho osannata, l’ho immobilizzata,
l’ho abbattuta con una poesia.”
Versi tratti dalla Poesia :Interrogatorio dell’uomo dai molti cuori – Anne Sexton
***
POESIA
La ballata della masturbatrice solitaria
La fine della tresca è sempre morte.
Lei è la mia bottega. Viscido occhio,
sfuggito alla tribù di me stessa,
l’ansimo non ti ritrova. Fo orrore
a chi mi sta a guardare. Che banchetto!
Di notte, da sola, mi sposo col letto.
Dito dopo dito, eccola, è mia.
E’ lei il mio rendez-vous. Non è lontana.
La batacchio come una campana. Mi chino
Nel boudoir dove eri solito montarla.
M’hai preso a nolo sul