PROMETEO ED EPIMETEO

di | 28 de Settembre de 2013

Prometeo ed Epimeteo

Gli atteggiamenti della coscienza:
Postato 17th May da Dottor Manhattan
Etichette: Psicologia Jung

“Gli atteggiamenti della coscienza: Introduzione

Secondo Jung esistono due fondamentali atteggiamenti della coscienza che vanno a distinguere gli individui. Tali atteggiamenti sono determinati dal verso del desiderio, altresi detto libido, ma tale termine è spesso abusato e visto in modo solo “sessuale”. Il desiderio può essere orientato verso l’oggetto o verso il soggetto. A scanso di equivoci l’oggetto e il soggetto in Jung devono essere considerati nell’accezione Cartesiana e non in quella Aristotelica, quest’ultima considera i significati in modo inverso.

Il libro che descrive meglio tali due atteggiamenti venne scritto dal poeta Elvetico Carl Spitteler, tal libro si intitola Prometeo ed Epimeteo. Tal racconto ha poco a che spartire con il racconto classico, di cui però permangono le figure classiche a cui vengono aggiunte figure fantastiche in chiave medievale e cristiana. Il libro presenta i due atteggiamenti della coscienza, quello pratico o Prometeano e quello predicativo o Epimeteano. L’intera vicenda del poema è pertanto una rappresentazione simbolica del contrasto tali due atteggiamenti: quella proclamata dall’autore e quella a cui la maggior parte degli uomini aderisce.

Dopo aver creato la terra ed averla popolata Dio pone la terra nelle mani di un angelo “amministratore”. Tale angelo desidera occuparsi di questioni più alte ed importanti di quelle terrene, pertano vuole nominare un re che compia l’opera in sua vece. Pertando individua un soggetto idoneo, tal soggetto è Prometeo, anima elevata dalla coscienza purissima, che solo riconosce i supremi valori dello spirito.

Prometeo, respinge il regno offertogli dall’Angelo, perché scendere a compromesso con la realtà, ovvero, prendersi cura dei valori obbliganti verso gli altri, significherebbe rinunciare alla propria anima, ovvero, tradire i propri valori. Egli sacrifica il presente e il suo rapporto con esso per creare con il suo pensiero anticipatore un lontano futuro. Così infatti risponde all’Angelo, che lo redarguisce per l’attaccamento alla propria anima “…non sta a me giudicare l’aspetto della mia anima, poiché, vedi, essa è la mia signora e il mio dio nella gioia e nel dolore, e qualsiasi cosa io sia, a lei lo debbo. Perciò con lei voglio dividere la mia gloria; e se deve accadere, ebbene, posso rinunciare anche alla gloria”.

Epimeteo si fa guidare dai valori del mondo e dagli obblighi verso gli altri, non coglie le possibilità di futuro che pullulano nel presente e lascia dipendere il proprio valore dal giudizio degli altri. “Ho sete di verità, e la mia anima, guarda, è nella tua mano”, dice rivolto all’Angelo, “e dammi, se vuoi, una coscienza che m’insegni ogni cosa e ogni essenza di giustizia”.

La fede in sé che, prima di sciogliere il patto con il fratello, ricavava, al netto di ogni ricompensa, dalla fede nel proprio incondizionato valore, ora la riceve dalla consapevolezza del ruolo che ricopre, dagli obblighi cui adempie e che gli sono riconosciuti. “E così avvenne: quando Epimeteo si levò sentì più alta la sua statura e più saldo il suo coraggio e tutto il suo essere era compatto e si sentì pervaso da un’ondata di benessere sano e gagliardo. E così percorse con passo sicuro la valle, diritto come colui che non teme nessuno, lo sguardo franco di chi ha coscienza del proprio retto agire”.

Prometeo è teso all’essere disprezzando l’apparire, vuole strafare e finisce per frustrare quanto fa, Epimeteo annichilisce interamente il proprio essere all’apparire. L’azione Epimeteana s’accompagna in genere all’insegnamento e all’ammonimento morale ed in mancanza di questi deve sminuire il valore altrui. Prometeo, invece, è filantropo: ama gli uomini, non il potere e dunque s’accontenta di ridurne lo svantaggio vitale. Alla conoscenza e alla morale ordinarie di Epimeteo, pertanto, s’affiancano