UNA SCRITTRICE-CARSON McCULLERS

di | 22 de Settembre de 2013

Carson McCullers si fece conoscere fin da giovane con la pubblicazione di piccoli racconti su riviste locali. Scrisse il suo primo romanzo The Heart Is a Lonely Hunter -Il cuore è un cacciatore solitario- (1940) appena ventitreenne, dove si rivelò molto sensibile a temi introspettivi e psicologici; il romanzo, ambientato in una città del sud degli Stati Uniti, risente nel contenuto e nello stile della narrativa cruda e realista dei decenni appena precedenti e venne in seguito identificato dalla critica quale appartenente al “gotico” tipico del sud.

Il libro cominciò a scriverlo già dal 1936 con il titolo provvisorio e rivelatorio di The Mute. In “The Flowering Dream: Notes on Writing”, pubblicato sul numero di Esquire di dicembre 1959, McCullers dichiarò di averci lavorato per un anno senza capire cosa stesse facendo. Tutti i personaggi parlavano a un certo Harry Minowitz, ma non c’era collegamento tra di loro. A un certo punto pensò persino di spezzettare il romanzo in una serie di racconti, ma la sola idea di farlo le provocava dolore, e poi all’improvviso durante una passeggiata capì che il protagonista doveva essere sordomuto e doveva cambiare nome: lo ribattezzò John Singer e tutto le sembrò funzionare. Di fatto, ancora prima di pubblicarlo, il libro ottenne l’attenzione di Houghton Mifflin che anticipò alla McCullers 500 dollari e le promise la pubblicazione nella propria casa editrice.

La McCullers riesce senza sforzo a raccontare rabbia e incredulità di personaggi marginali e incompresi della provincia georgiana (il sordomuto, il lavorante a cottimo sempre in viaggio, la ragazzina, il dottore, il vedovo che ha un piccolo bar), a volte dipinta in modo grottesco e secondo la visione incantata e fragile che sta dietro il tono e la visione meravigliati, quasi da adolescenti un poco persi per il mondo. Come dice Joyce Carol Oates, il suo “talento era quello di riuscire a evocare, attraverso l’accumulazione d’immagini e frasi ripetute in modo musicale, la singolarità dell’esperienza senza ergersene a giudice”.

Reflections in a Golden Eye (1941, lo scrisse con il titolo di lavorazione di Army Post, mentre viveva a Fayetteville (Carolina del Nord), e apparve su Harper’s Bazaar in due puntate (sui numeri di ottobre e novembre 1940) e poi in volume l’anno successivo. Qui Carson esplorò in modo scioccante la violenza del desiderio.

The Ballad of the Sad Café (1943) lo scrisse per lo più a Yaddo, rifugio d’artisti a Saratoga Springs. Anche questa narrazione uscì dapprima su Harper’s Bazaar (in agosto) e poi nel volume The Ballad of the Sad Café: The Novels and Stories of Carson McCullers (1951).

The Member of the Wedding (1946), per alcuni il suo capolavoro, parla della fascinazione di una ragazzina, Frankie Addams, verso il matrimonio del fratello. Nel periodo della sua maturità stilistica scrisse poi Clock Without Hands (1960), dove è ben evidenziato il rapporto fra un uomo sofferente di un male incurabile e un episodio della sua vita specchio dei conflitti razziali di quei tempi.

Dal suo romanzo Riflessi in un occhio d’oro è stato tratto l’omonimo film nel 1967, sceneggiatura di Chapman Mortimer e Glanys Hill, regia di John Huston, con Elizabeth Taylor e Marlon Brando; dal primo romanzo l’anno successivo venne quindi tratto L’urlo del silenzio, sceneggiatura di Thomas C. Ryan e regia di Robert Ellis Miller. Dalla novella La ballata del caffè triste ci fu un adattamento teatrale di Edward Albee, dal quale a sua volta si realizzò un film nel 1991, sceneggiatura di Michael Hirst e regia di Simon Callow, con Vanessa Redgrave, Keith Carradine e Rod Steiger.

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