LIBRO “PARADISO PERDUTO”

di | 22 de Settembre de 2013

LIBRO “PARADISO PERDUTO”

Da quanto deduco leggendo tutta sta mole di roba sul lavoro di JOHN MILTON,sembra che per le traduzioni italiane del libro ci siano stati problemi a non finire
e qualche tentativo abortito per difficoltà,alcuni avevano iniziato e abbandonato o scelto di tradurre solo una parte del libro.
Ho scelto Wikipedia, l’enciclopedia libera, per la descrizione dettagliata e fondamentale per facilitare la lettura del libro.

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Il Paradiso perduto (titolo originale: Paradise Lost), pubblicato nel 1667, è il poema epico in versi sciolti (blank verse) di John Milton, che racconta l’episodio biblico della caduta dell’uomo: la tentazione di Adamo e Eva a opera di Satana e la loro cacciata dal giardino dell’Eden.

Fu pubblicato per la prima volta nel 1667, in dieci libri; seguì una seconda edizione, del 1674, divisa questa volta in 12 libri (in imitazione della suddivisione dell’Eneide di Virgilio) con delle piccole revisioni nel testo e l’aggiunta di una nota sulla versificazione.

Il poema tratta il racconto ebraico-cristiano-islamico della caduta dell’uomo: la tentazione di Adamo ed Eva da parte di Lucifero, e la loro cacciata dal Giardino dell’Eden. Il fine di Milton, espresso nel primo libro, è “svelare all’uomo la Provvidenza eterna” (I, 26) e spiegare il conflitto tra tale Provvidenza eterna e il libero arbitrio.

Il personaggio principale del poema è Satana, l’Angelo caduto. Milton rappresenta Satana come un essere ambizioso e orgoglioso che sfida Dio Onnipotente, suo tirannico creatore, e muove guerra contro il paradiso, per esser poi sconfitto e fatto precipitare in terra. William Blake (1757-1827), grande ammiratore di Milton e illustratore del poema epico, disse di lui che “era un vero poeta, e stava dalla parte del diavolo senza saperlo”.[1]

John Milton lavorò per Oliver Cromwell, e così scrisse di prima mano per il Commonwealth inglese. Si potrebbe sostenere che la fallimentare ribellione e il ristabilirsi della monarchia gli fece esplorare le sue perdite all’interno de il Paradiso Perduto. Alcuni critici affermano che egli simpatizzò per Satana nella sua opera, nella quale entrambi hanno sperimentato un ideale fallito.

La storia è innovativa nei suoi tentativi di riconciliare la tradizione pagana e quella cristiana: così come Shakespeare, Milton trovava la teologia cristiana insufficiente; prova a conglobare nella storia paganesimo, cristianità e classici greci: egli ammirava molto i classici, ma intendeva, con la sua opera, andare oltre ad essi.

Il poema affronta e “lotta” con molte ardue questioni teologiche, tra cui il fato, la predestinazione e la Trinità. Milton, in quanto seguace dell’arianesimo, non credeva nella Trinità, bensì solo nei distinti Padre e Figlio. Ci presenta un Padre che è buono, ma anche irascibile e sarcastico, ed un Figlio generoso e ottimista. Il Figlio riveste il ruolo di lato buono del Padre.

La storia è suddivisa in 12 libri, contro i 24 dei poemi omerici dell’Iliade e dell’Odissea. Il libro più lungo è il IX, con 1189 versi, mentre il più breve, il VII, conta 640 versi. Ciascun libro è preceduto da un sommario, intitolato L’Argomento. Il poema, seguendo la tradizione epica, inizia in medias res (“in the midst of things”), e l’antefatto viene esposto nei libri V-VI.

L’opera di Milton narra due vicende: quella di Satana e quella di Adamo ed Eva. Quella di Satana (o Lucifero) rende omaggio agli antichi poemi epici di argomento guerresco. Inizia in medias res, dopo che Lucifero e gli altri angeli ribelli sono stati sconfitti e scaraventati da Dio nell’Inferno. Nel “Pandemonio”, Lucifero deve impiegare le sue abilità retoriche per far ordine tra i suoi seguaci; è affiancato dai suoi fedeli tenenti: Mammona e Belzebù. Alla fine della discussione, Satana si offre volontario per avvelenare la Terra, appena creata. Affronta da solo i pericoli dell’Abisso in un modo che ricorda molto quello di Ulisse e di Enea do