Rileggo sempre volentieri Pessoa,
in particolare il “Libro dell’inquietudine”
e da romantica quale sono, me lo immagino ancora seduto in quel bar di Lisbona che lui era solito frequentare,con quel suo cappotto nero e il cappello dalla tesa larga.
Mi ha sempre affascinato Pessoa ,per tutti questi autori…tutte queste opere che nascevano tutti dall’invenzione dissociata e proliferante della sua mente! Fernando Pessoa, l’oscuro impiegato di una ditta di Lisbona e il suo moltiplicarsi per esistere…infatti sembra che ci siano tracce e frammenti di ventiquattro autori “inventati” da Pessoa e non solo i tre eteronomi più noti, quelli con la maggiore opera poetica
che sono Álvaro de Campos, Ricardo Reis
e Alberto Caeiro,costruiti con meticolosa scientificità.
Pessoa rimane scolpito in chi lo legge,e ci ha lasciato opere meravigliose.
Oggi ho trovato un articolo bellissimo di Gianni Ferrara
in Internet su Pessoa e lo vado a pubblicare .
Spero di fare cosa gradita a chi come me ama questo poeta.
Nadia Mazzocco
Titolo: Pessoa: moltiplicarsi per esistere
Se è vero che non c’è peggior ricompensa per un artista che quella di venire ricordato per la sua vita, così come è accaduto a certi poeti ” maledetti ” noti ai posteri più per gli stravaganti eccessi che per i versi scritti, a Fernando Pessoa, risulta praticamente impossibile recare questo affronto.
L’uomo Fernando Pessoa è come se non fosse mai esistito, le poche ordinarie orme di vita realmente vissuta che ha lasciato sono coperte dalle molteplici ed emotivamente gigantesche impronte dei suoi eteronomi. Octavio Pazinun breve saggio a lui dedicato (“Ignoto a se stesso” edizioni il Melangolo), afferma che il segreto di Pessoa è racchiuso nel suo nome. Pessoa in portoghese significa “persona” e deriva dal latino “persona”, come il nome delle maschere che indossavano gli attori romani. Quindi Pessoa è uguale a maschera, finzione, nessuno. I suoi biografi hanno davvero pochi dati su cui lavorare.
“Mi sono moltiplicato per sentire, per sentirmi”
Pessoa ha condotto un esistenza monotona, lavorando come traduttore di lettere commerciali per una ditta di import-export e da aggiungere a questo c’è ben poco, nessuna stravaganza mondana e nessuna impresa eroica da “vita irripetibile” dannunziana. Ma nella banale quotidianità dell’impiegato di concetto Pessoa si cela qualcosa di eccezionale: lui scrive poesie di straordinaria bellezza, e quando si trova chiuso nella grigia solitudine della sua stanza in affitto diventa un demiurgo capace di creare nuove vite e nuovi mondi. Un demiurgo a volte negativo che per far nascere una nuova vita deve distruggere quella precedentemente creata.
“Fingere per conoscersi”
Pessoa ha negato se stesso barattando la sua “anima-identità” per dare vita ad altri poeti come de Campos, Caiero e Reis, trovando nel moltiplicarsi in queste esistenze l’essenza più profonda della sua esistenza. Nella caotica rivolta letteraria ordita dagli eteronomi pessoani comunque si nasconde qualcosa di più intimo e al contempo universale. In quella isterica esigenza di uscire dal proprio Sé per trasformarsi in un altro Sé ed in un altro ancora, in un continuo gioco delle finzioni, si afferma il dubbio che da sempre tormenta l’animo umano: chi siamo? Pessoa con il suo acrobatico moltiplicarsi salta questa domanda e si beffa di tutti gli dei sconosciuti che governano la realtà e che ordinano entro rigidi limiti l’esistenza che non è sempre un esistere.
Sii plurale come l’universo!
Da Poesie di Álvaro de Campos edizioni Adelphi
Voglio finire tra rose, perché le ho amate nell’infanzia.
I crisantemi di dopo, li ho sfogliati a freddo.
Parlate poco, piano.
Che io non oda, soprattutto con il pensiero.
Cosa volli? Ho le mani vuote,
increspate debolmente sulla coltre lontana.
Cosa pensai? Ho la bocca secca, astratta.
Cosa vissi? Era così bello dormire!
8 dicembre 1931
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