Anima che si traduce
in qualcosa che la mente
non ha più il diritto di conoscere
e di santificare,
anima impropria,
anima che non dà profumo,
anima che non ha più estasi,
anima che diventa soltanto un’onda
di fronte a un mare intero in burrasca.
Alda Merini
(da La Carne Degli Angeli)
***
Le dune del canto si sono chiuse,
o dannata magia dell’universo,
che tutto può sopra una molle sfera.
Non venire tu quindi al mio passato,
non aprirai dei delta vorticosi,
delle piaghe latenti, degli accessi
alle scale che mobili si dànno
sopra la balaustra del declino;
resta, potresti anche essere Orfeo
che mi viene a ritogliere dal nulla,
resta o mio ardito e sommo cavaliere,
io patisco la luce, nelle ombre
sono regina ma fuori nel mondo
potrei essere morta e tu lo sai
lo smarrimento che mi prende pieno
quando io vedo un albero sicuro.
da Terra sacra
Alda Merini
***
Io sono la tua carne,
la carne eletta del tuo spirito.
Non potrai mai visitarmi nel giorno
prima che il puro lavacro del sogno
mi abbia incenerita
per restituirmi a te in pagine di poesia,
in sospiri di lunga attesa.
Temo per il mio dolore,
come se la tua dolcezza
potesse farlo morire
e privarmi così di quel paesaggio misterioso
che sono i ricordi.
Sono piena di riti
e della logica dei ricordi
che viene dopo, quando si affaccia alla mia vita
il rendiconto della verità giornaliera,
il sogno affogato nell’acqua.
Sono misteriosa come tutti,
ogni mio movimento è un miracolo
e tu lo sai,
ma il grande passo
che io possa fare è quello di venire da te
(un viaggio infinito senza ristoro,
forse un viaggio che mi porterebbe a morire
perchè io sono il canto e la lunga strada).
Il canto muore, va a morire
nelle viscere della terra
perchè io sono la misura
del tuo grande spettacolo di uomo;
sono lo spettatore vivo
delle tue rimembranze ma anche l’insetto,
l’animale che sogna e che divora.
Prima della poesia viene la pace,
un lago sempiterno e pieno
sopra il quale non passa nulla,
neanche un veliero;
prima della poesia viene la morte,
qualche cosa che balza e rimbalza
sopra le acque; il lungo cammino
di una folle di genio e di malizia
che porta lontano.
Ma io e te siamo soli
come se fossimo stati creati
primi e per la prima volta;
io e te siamo riemersi dal fango della folla
e giornalmente tentiamo di rimanere soli
in questa risma di carte
che è il grande spettacolo dei vivi.
Io e te siamo esangui,
senza voglia di finire questo incantesimo.
Incolori e indomiti, siamo soli
nel limbo del nostro piacere
perchè io e te
siamo pieni di amore
Io e Te.
A. Merini
La parte finale
della poesia intitolata “La carne e il sospiro” del 1997 (inserita nella scelta di liriche intitolata “Fiore di poesia 1951-1997” pubblicata da Einaudi)
Così commenta Maria Gabriella Canfarelli i versi citati:
“Un delirio amoroso intitolato “La carne e il sospiro”, e i cui versi finali attestano: “Io e te siamo esangui, / senza voglia di finire questo incantesimo. / incolori e indomiti, siamo soli / nel limbo del nostro piacere / perché io e te / siamo pieni di amore carnale, /io e te”.
Come a dire: un universo dove si rinnova il senso della scoperta e della meraviglia, l’unicità e la ripetizione, reitazione a percorrere il rischio, da che la volpe tenera e feroce talvolta rimane ferita, lascia una zampa sulla tagliola, ed è il dolore, è cambio di scena, sipario, è la separazione da cui ricominciare con ardente convinzione che all’amore non ci si può sottrarre perché la vita stessa sarebbe priva di senso, rappresentazione del vuoto.”
Fuente(s):
http://www.girodivite.it/La-volpe-e-il-s…