ATHOS COLLURA

di | 18 de Febbraio de 2013

Avendo avuto la fortuna e l’onore
di averlo come mio prof di Disegno,voglio fare un omaggio a Athos Collura pittore e scenografo
e alla sua attività artistica.

Pubblico questo documento
e ringrazio il carissimo amico Athos Collura
che me lo ha inviato
e mi ha dato il permesso di pubblicarlo.
Mi dispiace solo di non essere in Italia per poter partecipare alla sua Mostra:
ATHOS COLLURA CRASH. OGNI SOGNO INFRANTO!
Pavia, Castello Visconteo
viale XI febbraio 35, Pavia
10 marzo – 7 aprile 2013

Nadia Mazzocco

In una intervista di qualche anno fa, Athos Collura aveva affermato: “L’opera d’arte deve vivere nei Musei, nelle collezioni aperte al pubblico, nei luoghi dove ognuno ne possa beneficiare e godere”. Oggi una larga parte della sua produzione artistica – un’antologia di dipinti e installazioni, realizzati nell’arco di oltre un cinquantennio- viene ospitata nelle sale del Castello visconteo di Pavia, per la prima volta presentata in un ambito museale, e ordinata secondo un percorso storico e critico che ne riassume le tappe principali, evidenziando genesi, modelli, forme e contenuti. Così, l’artista siciliano (ma lombardo d’adozione) sottopone al giudizio di un pubblico ampio, attento e ben consapevole il bilancio di un lungo lavoro condotto con sensibile e fantasiosa originalità, rigore e perizia tecnica, coerenza e onestà intellettuale, lucida e razionale riflessione, mettendo a nudo la sua anima e la sua mente.

La prima mostra di dipinti – figure e paesaggi- Athos Collura l’aveva allestita proprio a Pavia, nel marzo del 1962 in una saletta del Minibar di viale Sardegna: il giovane ventiduenne da poco aveva lasciato l’Accademia e il Piccolo Teatro di Palermo e recava ancora con sè, pungente e melanconico, il ricordo dei sapori ed umori della sua terra, delle accese cromie mediterranee stese per lo più in grandi campiture, dei racconti fiabeschi, del folklore e delle iconografie siciliane, tradotte in visioni stilizzate, anche ambigue e disarticolate (“Paesaggio meridionale”, “Barche”, “Donna al sole”). La sua formazione artistica aveva potuto contare, oltre che sul consueto cursus studiorum, su una fondamentale esperienza nel campo della scenografia, oltre che sull’esempio del padre e sulle frequentazioni della cerchia di intellettuali a lui legati: Renzo Collura era infatti anch’egli pittore di matrice neorealista, allievo di Rosai, poi divenuto direttore dei musei e della Galleria d’arte moderna palermitana.

Sin dal suo arrivo in Milano, Athos era stato contagiato dal fermento del clima artistico della metropoli, che proprio nei primissimi anni ‘60 stava aprendosi all’economia e alla cultura europea, e tramite quello si era emancipato ed aveva rinnovato le proprie memorie e le proprie radici: adottando la tecnica del collage, dunque usando ritagli dalla cronaca e dalla pubblicità combinati insieme e raccordati da pennellate energiche e scattanti, aveva esplicitato una sua visione –ora amara ora polemica ora graffiante ora ironica, sempre disincantata- della società sua contemporanea, dei miti di massa, delle contraddizioni e del lato oscuro della corsa al benessere: la geniale e subito mercificata musica dei Beatles, la duplice contrastante immagine della Sardegna tra turismo d’elite e rapimenti, la democrazia portata a forza con le armi, la violenza sulla donna esposta in vetrina, l’esodo drammatico dei migranti verso una minacciosa modernità, mentre si prepara lo sbarco sulla luna. Era la sua una pittura anticonvenzionale, non mai istintiva nè di immediatezza emotiva, che guardava a Picasso (nelle forme e nei temi) e ancor più a Francis Bacon, che combinava e impaginava sulla tela un racconto dalla figurazione iconica- riconoscibile al di là di storture e deformazioni- affiancata dall’ astrazione di forme, dalla sottolineatura espressionistica e dall’accensione, sorvegliata, dei colori.

L’eco del fenomeno popartistico, scoppiato nei paesi anglosassoni nei primi anni ’60 e conosc