PESSOA – 7

di | 31 de Ottobre de 2012

Nessuno ama un altro, ma ama piuttosto
Quel che di sè c’è in lui, o che suppone.
Non ti dolga non essere amato. Sentono
Chi sei: uno straniero.
Cura d’essere chi sei, ti amino o no.
Duro con te stesso, patirai avaro
Delle pene.

*

Ogni istante ch’io non voto a un piacere
E’ perso, e non bado che sia un piacere dato,
..Perchè il sogno di un piacere
Nel piacere non è un sogno.

*
Ciascuno è un mondo; e se c’è in ogni fonte
Una deità che veglia, perchè per ogni uomo
Non esserci dovrebbe
Un dio tutto per sè?
Nell’occulto succedersi di cose,
Solo il saggio sente che altro non fu
Che la vita lasciata.

*

Fluido e costante procedere il tuo corso
Lidia, e quieto lontano verso il mare.
Non lo fermano le mani.
L’interronpono appena.
Ma tu tieni il conto delle tue ore,
E in tua attesa metti un’incerta Naiade
Per aprire la porta
Alla vita che transita…
Indulgente con te stessa,
Smetti di fuggire al lete, che è certo,
Vivi con la verità
Nell’universo dei demoni
Che sapendo unito insieme al loro
Il cielo del Fato, godono il vanto
Di vivere alla stessa
Dimensione della vita.

Non per me tesso, ma per te ghirlande,

Che poso sul mio capo rinnovate.
Tesi per me le tue
Ch’ìo le mie non le vedo.
Se in vita non si ha maggior piacere
Del vedersi, guardiamoci, e nel farlo,
Sordi conciliamo
la sordità del nulla.
L’un con l’altro dunque coroniamoci,
E brindiamo unisoni alla sorte
Che verrà, finchè l’ora
Non sia del barcaiolo.

Coronami di rose,

Coronami davvero

Di rose

Rose che svaniscono

Sul capo morendovi

Prestissimo!

Coronatemi di rose

E di foglie brevi.

E basta.

*

Amo di Adone le rose dei giardini,

Quelle volucri rose, Lidia, amo,

Che sbocciano e sfioriscono

In uno stesso giorno.

Per esse è eterna luce, chè nascono

Quand’è già sorto il sole, e muoiono

Prima che Apollo lasci

Il suo visibil corso.

Cosi facciamo un giorno della vita,

Ignari, Lidia, volontariamente

Che è notte prima e dopo

Il poco che duriamo.

*

Che breve tempo è la più lunga vita

E ancor di più la giovinezza! Ah, Cloe,

Se non amo, o non bevo,

O per caso non penso,

La legge inappellabile mi pesa, e duole

L’ora invitta, il tempo che non posa,

E le orecchie mi sale

il fruscicare dei giunchi

Sulla sponda occulta ove d’infero solco

Crescendo freddi i gigli, e la corrente

Non sa dov’è il giorno,

Sussurro gemebondo.

*

Già rimpiangendo la presente estate,
Lacrime verso per i suoi fiori
Nel ricordo retroverso
Del tempo che li prenderò.
Varcati i cancelli irreparabili
Di ciascun anno, l’ombra mi preparo
In cui dovrò vagare, senza fiori,
Nel rumoroso abbisso.
Colgo la rosa perchè il fato comanda.
Pronta a marcire, la conservo; meco appassisca
Prima che con diurna
Curva dell’ampia terra.

*

Questa notte t’ho offerto il vino spumeggiante

della giovinezza, in giardino.

Hai alzato il bicchiere fino alla bocca,

hai chiuso gli occhi e hai sorriso,

mentre io ti liberavo del velo,

ti scioglievo le trecce, tenendo sul mio petto

il tuo viso dolce e silenzioso.

Questa notte, quando il sogno della luna

inondava il mondo notturno!

Oggi, all’alba calma e rugiadosa,

tu t’avvii vestita di bianco verso il tempio,

con l’offerta dei fiori tra le mani.

Io me ne sto in disparte, all’ombra

d’un albero, il capo chino, sulla strada

solitaria di quel tempio.

*
Fernando António Nogueira Pessoa,
más conocido como Fernando Pessoa ( Lisboa, Portugal, 13 de junio de 1888 — ibídem, 30 de noviembre de 1935