IL POETA MALEDETTO – EMANUEL CARNEVALI

di | 18 de Agosto de 2011

”Sono un vagabondo e semino parole
da un buco della tasca“

Emanuel Carnevali (1897-1942)

«Carnevali è una bomba che esplode entro la nostra cultura d’oggi» , così Maria Corti commentava nel 1978 la prima pubblicazione in Italia degli scritti di Emanuel Carnevali. Nel leggere l’opera poetica, narrativa e critica di questo autore italo-americano si ha l’impressione di avere tra le mani un tizzone ardente che si è consumato troppo in fretta, bruciato al tempo di una visione, di un lampo, di un grido.

Se in Italia non fosse stato pubblicato Il primo dio , una raccolta di suoi scritti narrativi, poetici e critici, forse negli anni la memoria di questo scrittore si sarebbe persa definitivamente, almeno per il pubblico dei lettori. Eppure Carnevali, oltre ad essere uno dei migliori poeti italo-americani in lingua inglese, è stato tra di essi il primo a entrare in un confronto critico pieno e paritetico, schietto e per nulla diplomatico, con gli autori statunitensi più apprezzati del suo tempo, quali, ad esempio, Ezra Pound , William Carlos Williams , Sherwood Anderson e Carl Sandburg, divenendo persino condirettore per pochi mesi della prestigiosa rivista letteraria Poetry .

Carnevali fu dunque il primo tra i nostri poeti d’emigrazione a ben posizionarsi nei circoli dell’avanguardia letteraria statunitense. Egli fu anche in corrispondenza con autori e critici italiani quali Giovanni Papini, Benedetto Croce e Carlo Linati. In particolare, proprio Linati nel 1934 gli dedicò su Nuova Antologia un saggio comprendente anche varie traduzioni originali . In vita egli vide pubblicato solo un libro, dal titolo A Hurried Man («Un uomo che ha fretta»), una raccolta di poesie, racconti, saggi e recensioni . Il volume uscì nel 1925, stampato a Parigi da Robert McAlmon, editore dei fuoriusciti d’America quali, ad esempio, E. Hemingway.

Egli, «bruno, dal colorito olivastro, dagli occhi neri e ardenti» , considerato il «poeta maledetto» dell’immigrazione italiana negli Stati Uniti, accostato spesso ad Arthur Rimbaud e Dino Campana, nacque a Firenze il 4 dicembre 1897. La sua vicenda esistenziale è sin dall’inizio tormentata. Egli la descrive nel romanzo autobiografico («Il Primo Dio»), volume di febbrile intensità, intrisa di amarezze, ribellioni, sogni e immaginazioni .

Una giovinezza tormentata

Leggendo The First God si rimane colpiti dalla forza visionaria espressa sin dalle prime battute: «Ricordo una stanza bianca, con bianca luce di sole che filtra da alte finestre: in essa mia madre e una vecchia signora tutta bianca, stanno chine su di me. Potevo avere dai due ai tre anni» (PD, 17). I ricordi dell’infanzia e del trasferimento dalla Toscana a Biella, la «Manchester italiana», nella mente di Carnevali si mescolano ai ricordi della vista del mare tra le gallerie che il treno attraversava, «il mare pulsante, il mare di Ulisse e di Herman Melville, un mare scherzoso di tante piccole onde, e gli spruzzi che ci sputava in faccia, tutto nello spettacolo del mare, nel grande spettacolo del mare, volubile mare che cambia vestito tante volte. Il mare di quel borghese di Conrad, e il mio proprio mare, fabbricato dalla mia immaginazione e dalla sua presenza» (PD, 19).

Carnevali fa l’esperienza di giorni e giorni di navigazione all’età di 16 anni, nel 1914, quando si imbarca per gli Stati Uniti su una «vecchia carcassa mezza marcia», facendo così «il grande balzo» (PD, 61 s). Il mare, prima maestosamente calmo e poi tempestoso di furia rabbiosa, capace di spruzzare acqua in forma di «milioni di brillanti» sulla nave che lo solcava inclinata, rappresenta il ponte di fuga da una situzione familiare insostenibile, riassunta dal poeta in poche battute di grande virulenza contro il padre, definito come «il più ignobile degli uomini» (PD, 20), uomo «che si porta in giro una faccia nera e nasconde un cuore nero» (PD, 32), «nero dentro e fuori» (PD, 36). La sorellastra Maria Pia ha messo in luce la drammatizzazione ecce