SPAGNA-Suddivisione amministrativae culturale – L´isola

di | 25 de Aprile de 2010

Un po’ di cultura!

SPAGNA-Suddivisione amministrativae culturale

Dal 1978, dopo la caduta del regime franchista, la Spagna è divisa in regioni chiamate Comunità Autonome.

Il concetto di Comunità Autonoma nasce dal fatto che in Spagna convivono popoli e culture diversi, e l’unificazione progressiva di uno Stato spagnolo è sempre stato un processo molto cauto.

Questa suddivisione ha lo scopo di creare uno stato più democratico e decentralizzato.

Esistono 17 Comunità Autonome: Andalusia, Aragona, Asturie, Baleari, Canarie, Cantabria, Castiglia-La Mancia, Castiglia e León, Catalogna, Comunità Valenciana, Estremadura, Galizia, La Rioja, Madrid, Murcia, Navarra e Paesi Baschi. Vi sono inoltre due città autonome: Ceuta e Melilla.

Entro i limiti della Costituzione, alle Comunità Autonome è lasciato un ampio margine di libertà, che consente ad ognuna di esse di adottare le competenze ritenute necessarie. Sono, riservate allo Stato tutte quelle materie che non siano state assunte espressamente da ognuna delle Comunità Autonome nel proprio Statuto di Autonomia. Le Comunità Autonome possono assumere, oltre alle funzioni esecutive, quelle legislative che sviluppino la legislazione statale di base.

In ogni Comunità Autonoma esiste un organo esecutivo, un parlamento autonomo che legifera nelle materie che siano state trasferite dal governo centrale a quello regionale. E anche un Tribunale Superiore di Giustizia.

Le marcate differenze culturali che esistono in questo paese si manifestano anche sul piano linguistico.

Il castigliano, ciò che comunemente chiamiamo spagnolo, è la lingua ufficiale di Spagna.

La Costituzione riconosce però altre 3 lingue co-ufficiali:
– il galiziano, in Galizia
– il basco, nei Paesi Baschi
– il catalano, in Catalogna e nella Comunità Valenciana

Queste 4 comunità autonome sono ufficialmente bilingue. Rappresentano le regioni più legate alle loro identità culturali, per questo motivo, il bilinguismo è presente negli atti pubblici, negli edifici pubblici, nelle segnaletiche, sui trasporti pubblici e ovviamente nel linguaggio parlato.

Occorre sottolineare che spesso e volentieri, in queste regioni, si parla la lingua originale molto più che il castigliano.

La legge spagnola, in queste regioni, impone un numero minimo di ore settimanali in cui venga insegnato il castigliano mentre per quanto riguarda gli altri insegnamenti la scelta di adottare il castigliano o la lingua “regionale” è libera. Anche in questo caso è il forte campanilismo che prevale.

Fonte:Wikipedia