Una volta, se mi piaceva un fiore, avrei voluto premermelo sul cuore, o addirittura mangiarmelo. La cosa era più difficile quando si trattava di un paesaggio intero, ma il sentimento era identico. Ero troppo sensuale, vorrei quasi dire troppo “possessiva”: provavo un desiderio troppo fisico per le cose che mi piacevano, le volevo avere. E’ per questo che sentivo sempre quel doloroso insaziabile desiderio, quella nostalgia per un qualcosa che mi appariva irraggiungibile, nostalgia che chiamavo allora “impulso creativo”. Credo che fossero queste forti emozioni a farmi pensare di essere nata per fare l’artista. Ora, d’un tratto, non è più così, anche se non so dire per quale processo interiore. Me ne sono resa conto stamattina, ripensando a una piccola passeggiata. Era il crepuscolo: tenere sfumature nel cielo, misteriose sagome delle case, gli alberi vivi col trasparente intreccio dei rami, in una parola era un incanto. Mi ricordo benissimo di come sentivo “una volta”, trovavo tutto talmente bello che mi faceva male al cuore. Allora la bellezza mi faceva soffrire e non sapevo che farmene di quel dolore. Allora sentivo il bisogno di scrivere o di far poesie, ma le parole non mi volevano mai venire. E mi sentivo terribilmente infelice. In fondo io mi ubriacavo di un paesaggio simile, e poi mi ritrovavo del tutto esaurita. Mi costava un’enorme quantità di energie. Ma quella sera, solo pochi giorni fa, ho reagito diversamente. Ho accettato con gioia la bellezza di questo mondo, malgrado tutto. Ho goduto altrettanto intensamente di quel paesaggio tacito e misterioso nel crepuscolo, ma in modo per così dire “oggettivo”. Non volevo più “possederlo”. Sono tornata a casa rinvigorita, al mio lavoro. E quel paesaggio è rimasto presente sullo sfondo come un abito che rivesta la mia anima – tanto per dirla con paroloni -, ma non mi impicciava più.
ETTY HILLESUM, DIARIO 1941 – 1943,
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Etty (Esther) Hillesum (Middelburg, 15 gennaio 1914 – Auschwitz, 30 novembre 1943) è stata una scrittrice olandese.
Con la sua famiglia seguì gli spostamenti del padre, professore di lingue classiche. Abitò a Tiel, a Winschoten e nel 1924 a Deventer, dove passò l’adolescenza. Nel 1932 ebbe la maturità presso il ginnasio dove il padre Levi (Louis) nato il 25 maggio 1880) ad Amsterdam, era preside; la madre di Etty nacque il 23 giugno 1881 a Potsjeb (Russia),arrivò ad Amsterdam il 18 febbraio 1907 in seguito a un pogrom. Etty si laureò in giurisprudenza all’Università di Amsterdam dove abitò, al numero 6 di via Gabriel Metsustraat, con le finestre che davano su una delle piazze principali, il Museumplein, prospiciente al Rijksmuseum. Si iscrisse alla facoltà di Lingue Slave e all’inizio della guerra si interessò della psicologia junghiana. I suoi studi furono interrotti a causa dalla guerra.
Il diario Scrisse, probabilmente su indicazione dello psico-chirologo ebreo tedesco Julius Spier (di cui lei parla abbondantemente, chiamandolo semplicemente “S.” e del quale diventò segretaria e amante) un diario degli ultimi due anni della sua vita, durante la seconda guerra mondiale ad Amsterdam. Etty fu una donna intelligente, brillante e ricca di interessi. Nel 1942, lavorando come dattilografa presso una sezione del Consiglio Ebraico, ebbe anche la possibilità di salvarsi, ma decise, forte delle sue convinzioni umane e religiose di condividere la sorte del suo popolo. Lavorò in seguito nel Campo di transito Westerbork come assistente sociale.
I genitori e i fratelli Mischa e Jaap, furono internati tutti nel campo olandese di “transito” di Westerbork;
il 7 settembre 1943 tutta la famiglia, tranne Jaap, fu deportata al campo di sterminio di Auschwitz.
Mentre lei, i genitori e il fratello Mischa morirono dopo poco tempo il loro arrivo, l’altro fratello Jaap invece morì il 17 aprile 1945 a Lubben in Germania durante il viaggio di ritorno a casa in Olanda dopo la liberazione. Diversamente che per Anna Frank,