A José Saramago nato 77 anni fa a Azinhaga in Portogallo, il vincitore del Nobel per la Letteratura del 1998
ha scelto di vivere a Lanzarote,
in vista delle ceneri e delle colate di lava del vulcano Timanfaya. Nella casa di Tìas,
dove abita da sei anni,
tra quadri moderni e sculture compaiono pietre vulcaniche e spigolosi frammenti di lava.
Dalla grande finestra del suo studio si vedono rocce scure, giardini.
É l’azzurro intenso dell’oceano che separa le Canarie dall’Africa.
“La bellezza severa di Lanzarote è entrata nel mio modo di scrivere. I miei due ultimi libri, Cecità e Tutti i nomi, hanno una scrittura più austera, più asciutta”,
spiega lo scrittore
“Ho sempre amato gli estremi. Sono nato tra campi coltivati e vigneti, ma sono sempre stato affascinato dai luoghi aridi e montuosi”.
Appena fuori dalla casa di Saramago,
i pullman delle agenzie di viaggio portano in pellegrinaggio al Parque Nacional Timanfaya e i paesaggi dell’isola.
Come gli altri “luoghi magici” dell’arcipelago, però, il vulcano di Lanzarote permette passeggiate tranquille, lontane dalle masse e dai rumori.
Sui sentieri di nerissima lava, la sagoma allampanata di Saramago sembra perfettamente a suo agio.
L’eterno vento caldo che arriva dall’Africa gioca a scompigliare i suoi capelli bianchi.
Saramago non è il primo uomo di cultura a lasciarsi affascinare dalle Canarie.
Due secoli fa, sulla rotta verso le Americhe,
il naturalista berlinese Alexander von Humboldt
salì verso i 3790 metri del Pico de Teide, il vulcano più alto di Tenerife e dell’arcipelago.
Il malpaìs di Guimar, sulla costa sud di Tenerife,
è invece il buen retiro a Thor Heyerdahl,
il navigatore norvegese protagonista delle spedizioni del Kon Tiki e del Ra.
Qui si dedica allo studio della cultura dei Guanci, il popolo indigeno sterminato dai conquistadores spagnoli e, a metà degli anni ’90, ha partecipato alla battaglia per la difesa delle lave del malpais da un progetto di speculazione edilizia.
Il rapporto di José Saramago con Lanzarote è invece più intellettuale, più privato.
È quasi impossibile estorcere a questo scrittore, dichiarazioni sulla trasformazione di Lanzarote e delle Canarie con l’arrivo del turismo di massa.
I sentieri di Lanzarote
sono tortuosi, ma i chilometri che la separano dalla spiaggia sono pochi.
Ma le gelaterie, i diving center, i pub del lungomare sembrano lontani mille miglia dalla casa bianca di Tías,
di Saramago
dove le giovani palme del giardino sembrano impegnate in una lotta senza fine con la sabbia nera che il vento trasporta e accumula con tenacia.
Forse il suo amore per Lanzarote – un’isola dura, senza compromessi – ha qualche cosa a che fare con la passione politica del primo scrittore portoghese:
“In me c’è qualcosa che io chiamo comunismo ormonale, che farà parte di me per sempre”, spiega.
Il “comunismo ormonale” di Saramago è cresciuto nel corso della dittatura di Salazar, ma ha certamente a che fare anche la difficile storia della sua vita.
Nato in una famiglia poverissima della provincia, trasferitosi a Lisbona a tre anni,
José abbandona gli studi molto presto, e deve lavorare come fabbro, disegnatore e impiegato prima di approdare al giornalismo.
Nel 1972-’73 è commentatore politico del Diàrio de Lisboa. Più tardi, in piena Rivoluzione dei garofani, dirige il Diàrio de Noticias. Paradossalmente, però, la sua decisione di lasciare il Portogallo arriva nel ’91, dopo la transizione alla democrazia, quando un funzionario governativo bigotto depenna il suo nome dall’elenco dei candidati a un premio letterario europeo dopo aver letto Il Vangelo secondo Gesù.
Un libro in cui Cristo, pienamente soggetto ai desideri e alle paure umane, vive con Maria Maddalena e tenta di sfuggire al suo destino sulla croce. “È stato un caso di censura e di idiozia”, commenta raccontando l’episodio che lo ha portato a Lanzarote.
Per ch