OTELLO – 2

di | 13 de Gennaio de 2010

Tragedia in cinque atti in versi e in prosa di William Shakespeare (1564-1616),

scritta intorno al 1604, e rappresentata probabilmente nello stesso anno, pubblicata in in-quarto nel 1622, nell’in-folio del 1623, e di nuovo in in-quarto nel 1630 e nel 1655; il testo del primo in-quarto presenta notevoli differenze da quello del primo in-folio, si da giustificare l’ipotesi che gli editori si siano serviti d’un manoscritto diverso: il testo è quindi stabilito tenendo conto delle due redazioni.

La fonte è la settima novella della terza deca degli Ecatommiti di Giovan Battista Giraldi Cintio; ma il capitano moro e l’alfiere non hanno nome in Giraldi. Si è congetturata l’identificazione del moro col patrizio Cristoforo Moro che fu luogotenente a Cipro nel 1508 e perdette la moglie nel viaggio di ritorno a Venezia, e, da altri, con “il capitano moro” (in realtà un italiano del Mezzogiorno) Francesco da Sessa che fu mandato in catene dai Rettori di Cipro, alla fine del 1544 o al principio dell’anno seguente, a Venezia, per un delitto non specificato.

Non è appurato se lo Shakespeare si servisse dell’originale italiano o della traduzione francese di Gabriel Chappuys pubblicata a Parigi nel 1584. Il moro Otello , generale al servizio di Venezia, ha conquistato l’amore di Desdemona, figlia del senatore veneto Brabanzio (Brabantio), col racconto delle sue gesta e dei pericoli corsi; e l’ha sposata in seguito. Per questo è accusato da Brabanzio dinanzi al Doge di avergli stregato e rapito la figlia. Ma egli spiega come abbia lealmente conquistato il cuore di Desdemona, e la donna conferma il suo racconto. Intanto giunge nuova d’un imminente assalto turco a Cipro, e si richiede il braccio d’Otello per respingerlo. Brabanzio a malincuore cede la figlia al Moro che subito parte con lei per Cipro. Contro Otello nutre odio profondo l’alfiere Iago, il quale ha visto promuovere luogotenente, in sua vece, Cassio, e a cui è giunta la voce che il Moro abbia giaciuto con Emilia, sua moglie e cameriera di Desdemona. Iago dapprima riesce a screditare Cassio press Otello, facendolo ubriacare e turbare la pace pubblica, aizzato da Roderigo, amante non corrisposto di Desdemona. Cassio, privato del grado, vien indotto da Iago a pregar Desdemona d’intercedere a suo favore; al tempo stesso Iago instilla nell’animo di Otello il sospetto che la sua sposa lo tradisca con il disgraziato luogotenente. E lo zelante intervento di Desdemona a favore di Cassio sembra confermare i sospetti e fa nascere nel Moro una furiosa gelosia. Iago riesce a fare in modo che un fazzoletto, dato da Otello a Desdemona come prezioso pegno, e raccolto da Emilia quando la padrona l’aveva smarrito, sia ritrovato presso Cassio. Otello, accecato dalla gelosia, soffoca Desdemona nel letto. Poco dopo Cassio, che doveva essere ucciso da Roderigo a istigazione di Iago, è ritrovato ferito. Ma su Roderigo, trafitto da Iago per evitare che si scopra il suo piano, vengono trovate lettere che provano la colpa di Iago e l’innocenza di Cassio. Otello, fulminato dalla scoperta d’aver ucciso la sposa innocente, e ritrovata, nello stesso crollo del suo mondo, la sua lucidità di spirito, si uccide stoicamente per punirsi. Questa tragedia che ha per motivo dominante la gelosia è così abilmente costruita, e avvince talmente l’attenzione che non si notano senza un freddo e minuto esame l’improbabilità di molti elementi, la contraddizione nella psicologia di vari personaggi, e una insanabile inconsistenza nella durata dell’azione. I critici si sono sforzati di ovviare alle varie difficoltà presentate dal dramma. La più grave è quella della durata dell’azione: dallo sbarco di Desdemona e di Otello a Cipro alla catastrofe finale corrono solo trentasei ore; ma molte circostanze richiedono invece che l’azione abbia uno svolgimento più lungo e duri qualche settimana almeno. Si è cercato di conciliare la manifesta incongruenza in vari modi, per esempio supponendo che l’accusa di Iago contro Desd