Il Quadrato del Sator a Oppéde

di | 13 de Gennaio de 2010

Il palindromo (dal greco antico πάλιν “indietro” e δρóμος “corsa”, col significato “che corre all’indietro”)

è una sequenza di caratteri che, letta a rovescio, rimane identica. Il concetto si riferisce principalmente a parole, frasi e numeri.

Secondo una leggenda l’inventore e il primo virtuoso del genere sarebbe stato il poeta greco Sotade, vissuto ad Alessandria d’Egitto nel III secolo.

Vi è anche il “palindromo sillabico” che è quella parola o frase le cui sillabe possono essere lette anche al contrario, come ad esempio: le-ta-le, Ma-rem-ma, Ne-ro-ne.

In enigmistica si tratta di uno schema costituito da un’unica parola o frase e viene sfruttato nei vari giochi con la peculiarità, nel caso degli enigmi in versi, di costituire l’unico esempio di gioco non in parti oltre all’indovinello. L’enigmistica distingue inoltre il concetto di palindromo da quello di bifronte: in quest’ultimo caso la lettura inversa produce ugualmente una parola di senso compiuto, ma diversa da quella originaria. Non sono enigmisticamente validi palindromi costituiti da un aggettivo o da un verbo coniugato, quando isolati.

L’enigmista Stefano Bartezzaghi
ha riportato, su suggerimento di un lettore, nella sua rubrica quotidiana Lessico e Nuvole il termine aibofobia un’immaginaria paura dei palindromi.

Il prefisso aibo- non ha alcun significato, e la sua funzione, combinato al suffissoide -fobia, è solo quella di rendere palindroma la parola stessa, in modo da poterla leggere indifferentemente dalla prima all’ultima lettera e viceversa.

Ovviamente nessuno ha paura dei palindromi e quindi l’aibofobia è una patologia inesistente, essendo la parola essa stessa un palindromo, il termine acquista un significato reale in quanto autoreferenziale. Altro esempio, molto simile, è la parola ainamania.

Disponendo le parole su una matrice quadrata, si ottiene una struttura che ricorda quella dei quadrati magici di tipo numerico. Le cinque parole si ripetono se vengono lette da sinistra a destra e da destra a sinistra, oppure dall’alto al basso o dal basso in alto. Al centro del quadrato la parola TENET forma una croce palindromica.

La storia del misterioso quadrato

S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S

Il Quadrato del Sator a Oppède.Il curioso quadrato magico è visibile su un numero sorprendentemente vasto di reperti archeologici, sparsi un po’ ovunque in Europa. Ne sono stati rinvenuti esempi nelle rovine romane di Cirencester (l’antica Corinium) in Inghilterra, nel castello di Rochemaure (Rhône-Alpes), a Oppède in Vaucluse, a Siena sulla parete del Duomo di fronte al Palazzo Arcivescovile, nell’abbazia Certosa di Trisulti a Collepardo (FR), a Santiago di Compostela in Spagna, ad Altofen in Ungheria, a Riva San Vitale in Svizzera solo per citarne alcuni.
A volte le cinque parole si trovano disposte in forma radiale, come nell’abbazia di Valvisciolo a Sermoneta (Latina), oppure in forma circolare, come nella Collegiata di Sant’Orso di Aosta.

Altre chiese medioevali ancora, nelle quali si registra, in Italia, la presenza della frase palindroma (in forma di quadrato magico oppure in forma radiale o circolare) sono: la Pieve di San Giovanni a Campiglia Marittima, la chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano, in provincia dell’Aquila, la Chiesa di San Michele ad Arcè, frazione di Pescantina (Verona), ed altri ancora.
L’esempio più antico e più celebre è quello rinvenuto nel 1925 negli scavi di Pompei, inciso sulle scanalature di una colonna della Grande Palestra: esso ha avuto una grande importanza negli studi storici relativi alla frase palindroma; a partire da questo ritrovamento, il quadrato del Sator viene anche detto latercolo pompeiano.

Durante gli scavi archeologici condotti nel novembre del 1936, l’esemplare più antico [sepolto il 24 agosto 79 d.C.] fu dissepolto a Po