IL PIACERE – 1

di | 9 de Gennaio de 2010

Il romanzo IL PIACERE di Gabriele D’Annunzio

testimonia la crisi del mondo aristocratico a contatto con la brutale irruenza della società borghese del denaro

e degli affari, incapace di capire il bello.

Primo esempio di “vivere inimitabile”, di “anima camaleontica, mutabile, fluida, virtuale”,

Andrea Sperelli rivela quella mancanza d’autenticità, forza morale e volontà tipica dei personaggi decadenti e crepuscolari.

Una figura grandiosa e meschina,

nei confronti della quale D’Annunzio alterna immedesimazione e distacco.

*Grande protagonista del romanzo,Roma “Capitale dell’Estetismo, come Bisanzio era stata capitale del declino imperiale.

” la Roma barocca “delle Ville, delle Fontane, delle Chiese”

che trionfa nell’elencazione e nella descrizione delle opere d’arte,

degli oggetti raffinati e preziosi della capitale.

All’Urbe classica “dei Cesari,… degli Archi, delle Terme, dei Fori” celebrata da Carducci,

si contrappone il volto nuovo della metropoli decadente

che sembra adagiarsi

“tutta quanta d’oro come una città dell’Estremo Oriente, sotto un ciel quasi latteo, diafano”

in “una primavera de’ morti, grave e soave”. Gabriele D’Annunzio

*Nel Piacere, D’Annunzio affida il compito di raccontare gran parte della vicenda ad un narratore esterno,
in terza persona singolare.
un narratore onnisciente,che sa tutto quello che é successo e che succederá,

La narrazione prevale sui dialoghi che in tutto il romanzo sono abbastanza pochi,

l’autore si abbandona a lunghe e minuziose descrizioni degli ambienti e degli stati d’animo dei personaggi.

Il tutto � fatto utilizzando un registro decisamente aulico e molto elaborato. Il lessico é prezioso molto elaborato e ricercato
e si adatta perfettamente all’ambiente aristocratico in cui si svolgono i fatti.

D’Annunzio predilige le forme arcaiche dei termini (imagine, romore, conscienza)
e tronca molto spesso le parole (lor, volgevan, rendevan, riduzion, espansion).

É come in un flashback,

una evocazione con la quale D’Annunzio apre il romanzo e che piú avanti impiega per vitalizzare una narrazione piuttosto statica

e per coinvolgere maggiormente il lettore nella ricostruzione degli avvenimenti stimolandone la memoria.

GLI AMORI DI ANDREA

ELENA

E’ una giovane vedova, molto bella e nota nell’alta societá romana.

Ricambia l’amore per Andrea, e per tutta la durata della loro breve storia ne é molto coinvolta.

Poi inspiegabilmente decide di partire, lasciando Andrea sconsolato e soffrendo anche lei stessa.

ritorna a Roma, risposata con un ricco Lord inglese, che chiaramente non ama.

Dapprima illude Andrea con una visita e mezze parole che lasciano capire quanto in realtá lei lo ami e non abbia mai smesso di farlo, e soffra quanto lui;

poi inizia a comportarsi stranamente: lo evita, lo tratta male, quasi con disprezzo, addirittura ha un relazione con un conoscente di lui,

e soprattutto non vuole avere piú nulla a che fare con lui in qualitá di amante.

Questo suo comportamento crudele la renderá un’ossessione di Andrea,

che in lei vede tutto quanto possa esistere di meglio al mondo,

e desidera solo averla di nuovo tutta per sé.

MARIA

E’ la moglie del ministro di Guatemala, e conosce Andrea durante il periodo di convalescenza del giovane nella villa della cugina di lui.

molto religiosa, e legata alla famiglia, in particolare alla figlia Delfina, che rappresenta per lei la gioia pi� grande.

All’inizio non s’interessa piú
di tanto ad Andrea,
presa com’é dalla figlioletta e dall’amica, ma piú passano i giorni piú si sente inspiegabilmente inquieta ed attratta dalle parole del ragazzo.

Cerca di farsi forza anche quando lui le confessa di amarla,

ma alla fine é costretta ad ammetterlo, prima a se stessa, poi a lui.

Tuttavia non intende avere un’avventura con lui, per amore