QUANDO HO CAPITO CHE…ERAVAMO POVERI!

di | 8 de Gennaio de 2010

“Questo è un racconto autobiografico
tratto da un mio diario di quando avevo diciotto anni,
nato dal desiderio di raccontarmi,di raccontare le mia vita.

“Quando ho capito che… eravamo poveri”

“Quando ho capito che eravamo poveri…beh,qualche sospetto avrei potuto averlo ,se fossi stata una bimba di oggi che ha a disposizione tutte le 10.000 merendine delle pubblicità,ma a casa mia non avevamo neanche il televisore,quindi! Della mia infanzia naturalmente ricordo tutto,la prima TV entrò in casa nostra quando io avevo già undici anni ,me lo ricordo perchè è stata anche l’unica volta che ho sentito papá fischiettare e cantare allegramente. Prima di allora , andavamo al bar vicino a casa a vedere la televisione,i programmi trasmettevano un solo canale e il “Festival Di Sanremo”,era un evento che nessuno sognava di perdersi.Bei tempi erano quelli,l’unica pubblicità era Carosello e noi bambini non eravamo bombardati da continui messaggi pubblicitari.
I miei primi ricordi dell’infanzia,sono legati all’immagine dei miei nonni paterni che mi hanno allevata,il mio nonnino adorato e nonna Serafina con i suoi occhi azzurri,i capelli bianchissimi che in gioventú erano stati biondi, raccolti in una crocchia e il suo profumo…portava sempre tra i seni un rametto di menta.
Io avevo all’incirca quattro anni e lei con animo riconoscente mi raccontava quasi fosse una favola,di una famiglia ricchissima a cui era morta l’unica bimba. La figlioletta Adelina era scomparsa prematuramente e la loro villa “Buzzoni Nigra” un palazzo enorme di tre piani, venne adibita a mensa per gli anziani e per i poveri. Al piano terreno fu costruita una grande mensa,dove tutti potevano recarsi a prendere minestra pronta,calda e gratis.
Alle undici ogni giorno, trotterellando attaccata alla veste scura di mia nonna,ci recavamo alla mensa. Il pranzo consisteva in minestrone, cinque giorni alla settimana, di cui non andavo pazza.E al sabato, maccheroni col sugo di funghi molto buoni,e basta. I miei amati nonni, hanno sempre condiviso con me quelle due porzioni che gli venivano date,contribuendo così alla mia crescita ,poco in altezza per la verità . Non ero certo la bimba pacioccona ,rosea e morbida come zucchero filato alla fragola, degli spot pubblicitari,ma uno scricciolo…un ranocchio, piccola e ossuta,tutta occhi.Non potevo che trasformarmi poi, in una ragazzina magra e pallida tipo geisha dissanguata,forse anche anemica,boh!
Non si parlava allora di obesità nei bambini ,nessuno aveva bisogno del dietologo,certo che no,noi sì che eravamo fortunati!
Nella mia alimentazione c’era poi qualche sporadica apparizione di proteine, però se state pensando alle bistecche di manzo,mai viste sulla nostra tavola,magari qualche salamella alla brace,visto che costavano poco, poi c’erano le uova delle nostre galline.Ma lo sapete che le galline in un certo periodo dell’anno non fanno più uova? Già,non era facile trovarle nel pollaio come negli scaffali al supermercato.Alla domenica poi,mamma preparava il brodo di carne.Con il brodo ci faceva il risotto,tanto riso e poco macinato,e il bollito durante la settimana si trasformava quasi come per quel miracolo di Gesù,la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Così diventava spezzatino con le patate,o peperonata ma anche nei buonissimi mitici friciulin lomellini (polpette). Per arrivare al piatto forte bisognava aspettare Pasqua,Natale oppure la Festa del paese.In queste Festivitá importanti mio padre toglieva dalla gabbia uno dei suoi conigli più grossi,e come lo cucinava la mia mamma beh,il miglior coniglio arrosto del mondo almeno per me,solo che passava così tanto tempo da una festività all’altra ,che quasi mi dimenticavo che gusto aveva.
Noi abitavamo in una casa nel cuore del paese,vicino al castello. Adiacente alla casa c’era un gran bel pezzo di terra per l’orto ed una bella vigna. Dato che il proprietario un tempo aveva avuto un negozio di vini,in fondo al cortile scavata nel sottosuolo c’era una magn