AMORE-AMICIZIA

di | 6 de Gennaio de 2010

Prototipo dell’amore-amicizia

fu il rapporto che legò il filosofo Abelardo ad Eloisa.

Le lettere che i due si scambiarono testimoniano quanto profondo e intellettualmente affiatato fosse il loro legame.

Una grande amicizia e un grande amore legarono Boris Pasternák., reduce da diverse esperienze, a Olga Ivinskaja, più giovane di lui di trenta anni. La “miracolosa presenza” di Olga lo rinnovò e gli ispirò il personaggio di Lara, figura principale del romanzo Il dottor Zivago. La Ivinskaja fu vicina a Boris anche quando il PCUS gli impose di allinearsi alle direttive del partito: «l’unica consolazione mi viene dall’amore e dall’amicizia per una donna» ebbe a dire lo scrittore.

Altro grande amore-amicizia fu quello che si instaurò tra Corrado Alvaro e sua moglie, Laura Babini, che lo aiutò nei momenti più tristi della vita.

«La mia migliore amica» disse di lei Corrado. L’amicizia e l’amore tra lo scrittore tedesco Hans Fallada e Anna fu come lo stesso Hans ebbe a dire « uno di quei rapporti che salvano dalla catastrofe esistenziale e che risolvono l’agonia di una vita». Lo scrittore narrò la storia di quel ménage e di “quell’amicizia” nel romanzo E adesso pover’uomo?, venduto in milioni di copie e tradotto in venti lingue.

Quando Yann Andréa Lemmée lesse il primo libro di Marguerite Duras aveva vent’anni e lei ne aveva sessantuno. Per cinque anni il giovane scrisse una infinità di lettere alla donna che lo aveva stregato e affascinato con le sue idee e le sue opere. Alla fine Marguerite conquistata dall’amicizia di quel fan lo invitò a casa sua. Da quel momento i due vissero assieme. Lui scrisse la biografia della Duras, e la loro fu una simbiosi “amicale”, che durò sedici anni, cioè fino alla morte della scrittrice.
Andréa dopo il lutto non volle più stare con nessuno e scrisse un secondo libro biografico sul rapporto “sintonico” con quella donna che aveva cambiato la sua vita.

Grande amica e consigliera di Enrico II di Francia , oltre che amante, fu l’onnipresente e onnipotente Diana di Poitiers. Come sarebbe stata la conduzione di quella nazione, senza gli interventi di quella donna? I duchi di Guisa sarebbero potuti diventare tanto potenti senza il suo intervento? Quali sarebbero stati i rapporti tra Francia e Inghilterra, senza i consigli di Diana “al suo re”? Per ragioni di etichetta Enrico la chiamava “madame” e lei “sire”. Ma la loro conversazione aveva il tono di una reciproca amicizia.

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L’atavica incomunicabilità tra universo maschile e quello femminile dipende dalla riluttanza che uomini e donne hanno ad aprirsi a confidenze reciproche.

Si tratta di una idiosincrasia che non fa solidificare i rapporti tra i sessi.

Anche ai nostri giorni non è infrequente, nelle riunioni miste, vedere che gli uomini si aggregano fra loro per parlare di sport o di politica, e le donne fanno comunella per discutere i propri problemi.

I due mondi rimangono scissi per mancanza di una cultura all’amicizia tra i sessi.

L’amicizia tra partner comporta vantaggi, stimola alla stessa sintonia, fa viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda.

Amicizia è interessarsi a ciò che sta a cuore all’altro, saperlo ascoltare e venirgli incontro.

È comprendere la sensibilità del partner, non offendere i suoi gusti, dimostrare di gradire il tempo passato in sua compagnia. È saper apprezzare il partner, essere disposti a qualche sacrificio per fargli piacere; è rendergli attraente il tempo trascorso assieme.

Purtroppo però, a volte, il concetto d’amicizia è frainteso e così, equivocando sul “potere” di questo sentimento, c’è chi pretende che il partner sia sempre disponibile e ciò anche senza mostrargli mai gratitudine.

Il peggior modo di stare assieme è considerare il rapporto di coppia una sorta di pattumiera nella quale scaricare gli aspetti meno opportuni del proprio carattere.

C’è infatti chi utilizza l’unione di coppia per