L’INIZIO
Il 15 aprile 1989, Hu Yaobang morì per un arresto cardiaco.
La protesta ebbe inizio in modo relativamente pacato,
nascendo dal cordoglio nei confronti del politico, popolare tra i riformisti, e dalla richiesta al Partito di prendere una posizione ufficiale nei suoi confronti.
La protesta divenne via via più intensa dopo le notizie dei primi scontri tra manifestanti e polizia.
Gli studenti si convinsero allora che i mass media cinesi stessero distorcendo la natura delle loro azioni, che erano solamente volte a supportare la figura di Hu.
Il 22 aprile, giorno dei funerali, gli studenti scesero in Piazza Tiananmen, nella città di Pechino, chiedendo di incontrare il Primo ministro Li Peng.
La leadership comunista ed i media ufficiali ignorarono la protesta
e per questo gli studenti proclamarono uno sciopero generale all’università di Pechino.
All’interno del PCC Zhao Ziyang, Segretario generale del Partito, era favorevole ad un’opposizione moderata e non violenta nei confronti della manifestazione,
riportando il dibattito suscitato dagli studenti in ambiti istituzionali.
Favorevole alla linea dura era invece Li Peng, Primo ministro, che era convinto che i manifestanti fossero manipolati da potenze straniere.
Egli, in particolare, approfittò dell’assenza di Zhao, che doveva recarsi in visita ufficiale in Corea del Nord, per diffondere le sue convinzioni.
Si incontrò con Deng Xiaoping, che, nonostante si fosse ritirato da tutte le cariche più importanti (ma rimaneva Presidente della potente Commissione militare), restava un personaggio estremamente influente nella politica cinese; con lui, si accertò di avere una comunanza di vedute.
Il 26 aprile fu pubblicato sul Quotidiano del Popolo un editoriale a firma di Deng Xiaoping che accusava gli studenti di complottare contro lo stato e fomentare agitazioni di piazza.
Questa dichiarazione fece infuriare gli studenti e il 27 aprile circa 50.000 studenti scesero nelle strade di Pechino, ignorando il pericolo di repressioni da parte delle autorità e richiedendo che si ritrattassero queste pesanti dichiarazioni;
inoltre, i manifestanti avevano paura di essere puniti nel caso in cui la situazione fosse tornata alla normalità. Zhao, tornato dalla Corea del Nord tentò ancora di raffreddare gli animi.
Il 4 maggio (data simbolica in quanto richiamava il Movimento del 4 maggio 1919)
circa 100.000 persone marciarono nelle strade di Pechino, chiedendo più libertà nei media e un dialogo formale tra le autorità del partito e una rappresentanza eletta dagli studenti.
LA SFIDA PIAZZA Tian’anmen
Simbolo della rivolta è considerato il rivoltoso sconosciuto che in totale solitudine e completamente disarmato affronta una colonna di carri armati.
Le fotografie che lo ritraggono sono popolari nel mondo intero
e sono per molti un simbolo di lotta contro la tirannide.
Il rivoltoso sconosciuto di Piazza Tiananman
fu fotografato da Jeff Widener, Associated Press)
Proteste guidate da studenti, intellettuali, operai nella Repubblica Popolare Cinese
tra il 15 aprile ed il 4 giugno 1989.
Deng Xiaoping Presidente della Commissione militare, fece pervenire alle truppe l’ordine di usare la forza.
La notte del 3 giugno l’esercito iniziò quindi a muoversi dalla periferia verso Piazza Tienanmen.
Di fronte alla resistenza che incontrarono, aprirono il fuoco ed arrivarono in piazza.
Nonostante non sia possibile una ricostruzione accurata dei fatti, fu un massacro.
Dopo la strage
Nei giorni seguenti si mise in atto una feroce caccia ai restanti contestatori, che furono imprigionati o esiliati. Il governo, inoltre, limitò l’accesso da parte dei media internazionali, dando la possibilità di coprire l’evento alla sola stampa cinese.
Il 9 giugno Deng si assunse la responsabilità dell’intervento e condannò il movimento studentesco come