“Lettere di soldati”
Apre la strada la vita e l’amore
Chiude la strada la morte e il dolore
Limpida è l’aria la palma è tranquilla
Il fiume scorre
La luna non vede che polvere e stelle
L’alba non sente l’angoscia di noi
Piccoli soldati
Piccoli e armati
Dal coraggio d’ordinanza e dalla noia
Dalla gloria dal rancio dagli eroi e
Dalle lettere d’amore
La casa ci separa e ci avvelena
Nessuno tornerà più come prima
Filo spinato cemento armato
Occhi nascosti ovunque per terra
La radio gracchia la testa scuote
Le buche e le ruote
Il cielo è soltanto una feritoia
Un recinto blindato di un vetro di Humvee
Il deserto è tranquillo non c’è linea del fronte
Pattuglia di guardia a balia del nulla
Nulla che esplode rovente nell’aria
L’odore di gomma di carne bruciata
E pezzi di cranio cervella per terra
E pezzi di faccia e pezzi di noi
Meccanismi d’ossa e protesi in cambio
E sangue drenato e sangue versato
In sacchi di plastica torna un soldato
E lascia effetti foto e armadietti
E alcool in branda e pornografia
E giacche graduate lucenti e stemmate
E soldi e coraggio contratti di ingaggio
Lascia un alloggio e
Lascia lettere d’amore
uccidere non è peccato se non
Sei ucciso tu
Uccidere non è peccato se
È regola e lavoro
Cinquanta metri sparare al motore
A venti nel vetro a dieci nel cuore
Non hai conosciuto chi è che hai centrato
La croce nel vetro nebulizzato
Non era un soldato
Non era un soldato
Piccolo e armato
Il cielo ora è più nero
E non è fumo
Nessuno tornerà più come era
La notte è serena la palma è tranquilla
Il fiume scorre
Babilonia muta resta nel sole
E non si importa di noi
Piccoli soldati piccoli e armati
Piccoli soldati piccoli e armati
Vinicio Capossela
Tratta da Album: “Da solo”
Testo e musica di Vinicio Capossela
… …
Vinicio Capossela (Hannover, 14 dicembre 1965) è un cantautore e polistrumentista italiano. Nato in Germania, da genitori di origine irpina (il padre, Vito, è di Calitri, la madre di Andretta), viene chiamato Vinicio, pur non essendo questo uno dei nomi della tradizione familiare, come omaggio al celebre fisarmonicista Vinicio, autore di molti dischi per la Durium negli anni ’60, di cui il padre è fan[1].
Torna poco dopo in Italia con la famiglia. Cresce artisticamente nei circuiti underground dell’Emilia-Romagna, fino ad essere notato e lanciato da uno degli esponenti contemporanei della musica d’autore, Francesco Guccini. Vive da quasi 20 anni a Milano. Il nuovo millennio lo avvicina molto alla sua terra d’origine, l’Irpinia, e questo amore reciproco con la gente del luogo si concretizza con la cittadinanza onoraria concessagli dal comune di Calitri per onorare la sua grande genialità e creatività.
Debitore nella sua visionarietà poetica verso gran parte della letteratura del Novecento, Capossela ha scritto anche un libro, Non si muore tutte le mattine,
uscito nel marzo 2004
Il suo album d’esordio, All’una e trentacinque circa, risale al 1990 e si aggiudica la Targa Tenco fra le opere prime. Ad esso è seguito poi Modì, che prende il nome dalla canzone omonima dedicata al pittore Amedeo Modigliani, una ballata lenta e commovente in cui si racconta la storia d’amore tra lo stesso pittore livornese e Jeanne Hébuterne, vicenda che viene osservata dal punto di vista soggettivo della donna. Tra gli altri brani dell’album figura … e allora mambo, titolo di coda del film Non chiamarmi Omar (nel quale lo stesso Capossela recita una parte), che successivamente farà parte della colonna sonora dell’omonimo film con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu.
Anche l’album successivo, Camera a sud, si lega al cinema in maniera ancora più forte del precedente, sia per Che cossè l’amor – inserito nella colonna sonora de L’ora di religione di Marco Bellocchio e in quella del primo film con Aldo Giovanni e Giacomo e Marina Massironi, Tre uomini e una gamba – sia per Zampanò, ispirato al film La strada di Federic