Il cuore muore di morte lenta.
Perdendo ogni speranza come foglie.
Finché un giorno non ce ne sono più. Nessuna speranza. Non rimane nulla.
Se un albero non ha né foglie né rami, si può ancora chiamarlo albero?
Lei si dipinge il viso per nascondere il viso.
I suoi occhi sono acqua profonda.
Non è per una geisha desiderare.
Non è per una geisha provare sentimenti.
La geisha è un’artista del mondo che fluttua.
Danza.
Canta.
Vi intrattiene.
Tutto quello che volete.
Il resto è ombra.
Il resto è segreto.
Non si può dire al sole “più sole”.
O alla pioggia “meno pioggia”.
Per un uomo, la geisha può essere solo una moglie a metà. Siamo le mogli del crepuscolo.
Eppure apprendere la gentilezza, dopo tanta poca gentilezza, capire come una bambina
con più coraggio di quanto creda, trovi le sue preghiere esaudite, non può chiamarsi felicità?
Dopo tutto, queste non sono le memorie di un’imperatrice, né di una regina.
Sono memorie… di un altro tipo.
TRATTO DA:Memoirs of a Geisha
IL LIBRO
Circondate da un’aura romantica e misteriosa, le geishe hanno spesso esercitato sugli occidentali un’attrazione quasi irresistibile, amplificata dalle leggende che circondano la loro esistenza.
Come e perché si diventa geishe? In quale modo le fanciulle vengono istruite? Quali sono i rituali e le ‘abilità’ da apprendere? A queste domande – e a tutte quelle che si possono formulare pensando a un mondo così lontano e diverso dal nostro, eppure percorso dagli stessi sentimenti e dalle medesime passioni –
Arthur Golden ha deciso di rispondere con un romanzo che conserva tuttavia l’emozionate semplicità e la straordinaria immediatezza di una storia vera.
È infatti il racconto in prima persona di una geisha, Sayuri, a guidarci attraverso le complesse, affascinanti tradizioni giapponesi e a permetterci di comprenderne l’intima essenza, il significato più profondo, nel bene e nel male.
E benché Sayuri racconti la sua storia con la pacata saggezza di chi ha ormai percorso gran parte della vita, la sua voce tesse una trama precisa e vivida, dai contorni finemente scolpiti come quelli di un bonsai: ci ritroviamo così accanto a lei durante la sua infanzia in un povero villaggio di pescatori; siamo sbigottiti testimoni del suo rapimento e della successiva vendita come schiava a uno degli ‘okiya’ più famosi di Kyoto; seguiamo i suoi primi passi come ‘apprendista’ geisha e le estenuanti lezioni sul modo di indossare il kimono, di truccarsi, di danzare e di compiacere gli uomini a qualsiasi costo;
Assistiamo alla messa all’asta della sua verginità e agli scontri con le rivali per guadagnarsi i favori di personaggi potenti e spesso brutali;
Viviamo al suo fianco gli sconvolgimenti della seconda guerra mondiale e il conseguente cambiamento radicale delle convenzioni…
Tutto ciò rende “Memorie di una geisha” un’esperienza travolgente e indimenticabile,
permettendoci di entrare in un universo al contempo splendido e crudele,
Arthur Golden non ci ha soltanto regalato un romanzo
IL FILM
Diretto da Rob Marshall, un adattamento del romanzo Memorie di una geisha (scritto da Arthur Golden),
prodotto dalla Amblin Entertainment di Steven Spielberg, che ha vinto tre Academy Award nel 2006.
Venne proiettato in pubblico negli Stati Uniti il 9 dicembre del 2005 dal consorzio composto da Columbia Pictures, DreamWorks e Spyglass Entertainment. Il suo budget di produzione è stato di 85 milioni di dollari.
Non è un tradizionale film giapponese, lento, cupo e dal finale tragico, ma ha il ritmo serrato della regia di Rob Marshall, e poi il “tocco magico” della Amblin (le fiabe filmate da Spielberg) infatti si conclude con un lieto fine (o quasi).
Il tutto é corredato da costumi, musiche, scenografia, fotografia e montaggio di alto livello
Presenta come stelle Zhang Ziyi, Ken Watanabe, Gong Li, Michelle Yeoh, Youki Kudoh, e Suzuka Ohgo. (In effetti soltanto Kudoh, Ohgo e Watanabe sono gia