LA MIA GIOVANE VECCHIAIA- FERNANDA PIVANO
   

Grazie Fernanda

“Per averci fatto scoprire l’America un’altra volta, attraverso le tue traduzioni di scrittori e poeti come Faulkner, Hemingway, Fitzgerald, Ginsberg, Kerouac, Burroughs, Ferlinghetti, Corso, Lee Masters e averci così dischiuso la porta di nuovi sogni, nuovi modi e mondi espressivi.

Per averci insegnato l’amore per la lettura, per le grandi e piccole storie, per i viaggi, per la cultura.

Per essere un esempio di curiosità intellettuale e di spirito libero e indipendente.

Per non avere mai perso il tuo meraviglioso sorriso e aver serbato sempre Genova nel tuo cuore e averla fatta danzare al ritmo del tuo entusiasmo e della tua passione.”

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Fernanda Pivano
Nata a Genova, 18 luglio 1917 –
Muore a Milano, 18 agosto 2009

La Pivano aveva da poco compiuto 92 anni
oltre un mese fa aveva consegnato a Bompiani la seconda parte della sua autobiografia. Saggista, traduttrice, scrittrice e giornalista.

La sua formazione avviene a Torino dove nel 1929 si trasferisce con la famiglia. Frequenta il Liceo D'Azeglio:


tra i suoi compagni c'è Primo Levi


e come supplente di Italiano c'è Cesare Pavese.


Nel 1940 prende il Diploma di decimo anno al Conservatorio di Torino, diretto da Franco Alfano.
Il 17 giugno 1941 si laurea in Lettere, con una tesi su Moby Dick di Herman Melville.
Il 22 giugno 1943 si laurea in Filosofia sotto la guida di Nicola Abbagnano.

L’inizio della sua carriera letteraria risale al 1943, quando pubblica per Einaudi la sua prima traduzione della Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters,

sotto la guida di Cesare Pavese e traduce il romanzo di Ernest Hemingway Addio alle armi per il quale sarà arrestata.

Questo romanzo non sarà pubblicato in Italia fino al 1948 perché ritenuto lesivo dell'onore delle Forze Armate dal regime fascista, sia per la descrizione della disfatta di Caporetto, sia per un certo antimilitarismo sottinteso nell'opera

Nel 1948 Ernest Hemingway la invita ad incontrarlo all'Hotel Concordia di Cortina. Da allora nascerà un profondo legame professionale

Nel 1949 sposa l’architetto e designer Ettore Sottsass e si trasferisce a Milano.

Nel 1956 compie il primo viaggio negli Stati Uniti che sarà seguito da numerosi altri viaggi in America e in altri paesi.

Dopo aver tradotto e studiato i lavori dei maggiori classici americani tra cui:
Francis Scott Fitzgerald,
Ernest Hemingway,
William Faulkner,
ha promosso la valorizzazione in Italia degli scrittori della beat generation tra cui:
Allen Ginsberg,
Jack Kerouac,
William Burroughs
e Gregory Corso.
Ha collaborato con autori come
Henry Miller e Charles Bukowski.

In anni più recenti ha continuato a segnalare al pubblico
e alla critica italiani
gli scrittori americani di talento che si sarebbero presto imposti sulla scena letteraria internazionale
tra cui Erica Jong, Jay McInerney e Bret Easton Ellis.


È autrice di una quarantina di traduzioni, numerose curatele, antologie, raccolte di saggi e memorie, due romanzi e un numero impressionante di articoli, interviste e recensioni.

Ha ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Saint Vincent per il giornalismo (1964),


il Premio Monselice per la traduzione (1975),

il Premio letterario Giovanni Comisso (1985),

il Premio Estense (1998),

il Grinzane Cavour (2003),

il Premio Tenco (2005),

il Premio Vittorio De Sica per la Letteratura (2006).


Il 16 dicembre 1998 è stata inaugurata in Corso di Porta Vittoria, 16 a Milano la struttura destinata ad accogliere il patrimonio librario e documentario di Fernanda Pivano e i volumi del padre Riccardo.



La Biblioteca Riccardo e Fernanda Pivano è una sezione staccata della Biblioteca/Centro documentazione della Fondazione Benetton Studi e Ricerche di Treviso.


Nell'estate 2001 Fernanda ha girato per la casa di produzione Fandango il film A Farewell To Beat che racconta il viaggio in America per ritrovare i suoi amici e i suoi luoghi.

Molti, come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Gregory Corso e Ernest Hemingway, non ci sono più

e Fernanda andrà a visitare le loro tombe.

Qualcuno ha resistito come Lawrence Ferlinghetti. Qualcuno si è aggiunto come Erica Jong, Jay McInerney, Barry Gifford, Bret Easton Ellis,

scrittori delle nuove generazioni per cui Fernanda è diventata un'amica e un punto di riferimento.


Dal 2003 Fernanda ha voluto istituire un premio a suo nome da assegnare ogni anno a chi si è distinto per avere svolto ricerche, scritti o portato contributi eccezionali alla società.


La sera del 18 agosto 2009, Fernanda Pivano si spegne a 92 anni compiuti da un mese, con accanto gli amici Dori Ghezzi, Enrico Rotelli e Michele Concina.

Era nella clinica privata Don Leone Porta di Milano,
dove era ricoverata da qualche tempo e presso la quale è stata allestita la camera ardente.

La cerimonia funebre, è stata ufficiata da don Andrea Gallo, nella Basilica di Carignano a Genova, nella quale 10 anni prima aveva preso parte alla cerimonia funebre per il suo amico Fabrizio De André: dopo la cremazione, avvenuta il giorno stesso, viene sepolta nel cimitero di Staglieno accanto alla madre.


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L'amore per la musica


Gli ultimi anni hanno visto un’intensificarsi della sua passione per la musica e i cantautori.

Innato è stato il suo amore per Fabrizio De André che ritiene il più grande poeta della seconda metà del Novecento italiano;

*Famosa è la frase
con cui gli ha consegnato, nel 1997, il Premio Tenco: «Sarebbe necessario che invece di dire che Fabrizio De André è il Bob Dylan italiano si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio De André americano».



Curiosità

Alla fine della cerimonia funebre sono stati suonati due brani del suo caro amico Fabrizio De André: Ave Maria
e Un malato di cuore.

Quest'ultimo era un brano

particolarmente caro a Fernanda Pivano

perché è ispirato alla poesia Francis Turner

dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.


Francis Turner è stata la prima poesia dello Spoon River

che Fernanda Pivano adolescente ha letto

ed è quella che ha fatto nascere il suo amore

per la poesia e la letteratura americana.

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Fernanda Pivano, figura di rilievo nella scena culturale italiana, protagonista e testimone dei più interessanti fermenti letterari del secondo novecento, amica, ambasciatrice e complice di autori leggendari, alla quale si deve la pubblicazione e la diffusione in Italia degli autori della Beat Generation.
E' autrice di una quarantina di traduzioni, due antologie, quattro raccolte di saggi, un libro di memorie, una biografia e due romanzi.

Tra le sue opere si possono ricordare "La balena bianca", "America rossa e nera", "Beat Hippie Yippie", "Mostri degli Anni Venti", "C'era una volta un beat", "L'altra America degli anni sessanta", "Intervista a Bukowski", "Biografia di Hemingway", "Cos'è più la virtù", "La mia kasbah", "Altri amici", "Album americano", "Viaggio americano".


Fernanda Pivano è stata giornalista, scrittrice, traduttrice e critica musicale al tempo stesso:

un'attività poliedrica che l'ha portata ad essere testimone di avvenimenti e personaggi letterari profondamente radicati nella cultura del secolo passato.
La Pivano è stata una figura di rilievo nella scena culturale italiana, protagonista e testimone dei più interessanti fermenti letterari del secondo novecento, amica, ambasciatrice e complice di autori leggendari, a lei si deve la pubblicazione e la diffusione in Italia degli autori della cosiddetta Beat Generation.





La sua tesi in letteratura americana sul capolavoro di Herman Melville, Moby Dick, viene premiata dal Centro di Studi Americani di Roma.

Nella sua lunga attività la Pivano Nel 1943 pubblica per Einaudi la sua prima traduzione, parziale, della Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters, lavoro che segna l'inizio della carriera letteraria sotto la guida di Cesare Pavese, già suo professore al liceo. Nello stesso anno si laurea in filosofia con Nicola Abbagnano, di cui sarà assistente per diversi anni. Nel 1948 a Cortina Fernanda Pivano incontra Ernest Hemingway con il quale instaura un intenso rapporto professionale e di amicizia. L'anno successivo la Mondadori pubblica la sua traduzione di 'Addio alle armi'. Negli anni seguenti curerà la traduzione dell'intera opera di Hemingway, intensificando l'amicizia con lo scrittore americano, del quale sarà più volte ospite in Italia, a Cuba e negli Usa. Dal 1949 al '54 cura per la Mondadori la traduzione dei principali libri di Francis Scott Fitzgerald: ''Tenera è la notte" (dapprima pubblicata da Einaudi), "Il grande Gatsby", "Di qua dal paradiso" e "Belli e dannati". Nel 1956 compie il primo viaggio negli Stati Uniti, che sarà seguito da numerosi altri in America e in vari Paesi (India, Nuova Guinea, Mari del Sud, diversi Paesi orientali e africani). Nel 1959 appare la sua prefazione a "Sulla strada" di Jack Kerouac, per la Mondadori. Nel 1964 scrive l'introduzione a Poesie degli ultimi americani Feltrinelli e nello stesso anno si dedica alla traduzione e cura di Jukebox all'idrogeno di Allen Ginsberg - Mondadori. Nel 1972 cura l'introduzione alla prima raccolta di testi e traduzioni italiane di Bob Dylan "Blues ballate e canzoni" - Newton Compton. Nel 1985 pubblica la biografia di Hemingway, Milano, Rusconi, 1985, che riceve il Premio Comisso nello stesso anno. Nel 1995 pubblica "Amici scrittori" - Mondadori, Raccolta di saggi Nel 2000 pubblica "I miei quadrifogli" - Frassinelli Nel 2002 pubblica uno scritto su Fabrizio De André all'interno del volume "De André il corsaro" assieme a Michele Serra e a Cesare G. Romana.
Nel 2005 è la volta di "I miei amici cantautori" - Mondadori, raccolta di saggi e interviste sui poeti della canzone d'autore e del rock, a cura di Sergio Sacchi e Stefano Senardi e "Pagine Americane" - Frassinelli, raccolta di scritti su narrativa e poesia dal 1943 al 2005.
Nel 2006 pubblica "Spoon River, ciao" con fotografie di William Willinghton scattate nei luoghi dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters in Illinois - Dreams Creek e "Ho fatto una pace separata", - Dreams Creek.

L'anno scorso ha pubblicato "Diari (1917.1973)" a cura di Enrico Rotelli con Mariarosa Bricchi e contributi di Erica Jong, Bret Easton Ellis, Jay McInerney, Gary Fisketjon - Bompiani e "Complice la musica" .



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L'ultimo testo scritto per il corriere nel giorno del suo 92esimo compleanno.




La mia giovane vecchiaia
e il dono di Gore Vidal


Questo è l'ultimo intervento di Fernanda Pivano scritto per il Corriere della Sera.
E' stato pubblicato il 18 luglio di quest'anno, giorno del suo 92esimo compleanno.
E' un testo dedicato agli interrogativi posti dalla vecchiaia,
ai ricordi e alla nostalgia degli anni della gioventù,
nei quali si innamorò della nuova letteratura americana,
i cui autori proprio lei contribuì a far scoprire con le sue traduzioni.



Ah, la vecchiaia. Gli anni che pesano. Le parole cariche di amara rassegnazione di Guido Ceronetti,
alle quali ha risposto con affettuoso ottimismo Arrigo Levi, mi hanno costretto a pensare,
ancora una volta, alla mia di vecchiaia. A interrogarmi. E a scavare un po' nella memoria.

Mi è tornata in mente Alice B. Toklas che a quasi ottant'anni aveva uno strano modo di giggling,
di fare una risatina silenziosa stringendosi nelle spalle, come una ragazzina.
Regale e tenerissima, era molto premurosa nei miei confronti,
forse a causa dell' ammirazione che avevo dimostrato per Gertrude Stein
con cui aveva condiviso molti anni della sua vita.
Nell' aprile 1954 Alice era venuta a trovarmi nella mia casa di via Cappuccio a Milano,
città a lei piuttosto sconosciuta, per «vedere» dove e come abitavo.
Si era molto rassicurata quando aveva visto la terrazza deliziosa che dava sul parco
di non ricordo che cardinale con la deliziosa vista sulle montagne lontane, illuminate dal tramonto rosato.



Allora ero giovane, con il sangue che scorreva veloce nelle mie vene.
Solo molti anni dopo ho capito il coraggio che i ragazzi possono dare a chi è già vecchio.
Ho molta nostalgia di quegli anni. Ma mi consola chi viene a farmi autografare i libri di Ernest Hemingway,
di Jack Kerouac, di Gregory Corso, di Allen Ginsberg, di tutti gli autori che hanno permesso loro
di sognare e che io sono orgogliosa di poter dire di aver contribuito a far conoscere.
A questi sognatori ricordo sempre che devono ringraziare la follia di Gregory, la visioni di Ti Jean,
le preghiere di Allen e tutti i miei amici che se ne sono andati. E che rimpiango.
Tutti loro hanno raggiunto gli immensi spazi profumati dell' eternità
quando al massimo avevano compiuto settant' anni. Troppo presto.


Ma se penso ad Henry Miller, penso che anche un genio come lui se n' è andato troppo presto.
E di anni ne aveva 88.
Non ho mai voluto accettare le malattie dell' età
e ne ho le scatole piene di dover prendere tutte queste pastiglie che i medici mi prescrivono.

Ho sempre cercato di vivere di passioni e tutto questo mi riporta solo alla disperazione dei miei 92 anni,
con le vene che non reggono la pressione di una semplice iniezione.

Ma grazie a Dio ci sono questi ragazzi di 18 anni che mi mandano le loro poesie,
i loro racconti, i loro auguri e mi chiedono suggerimenti su come fare a superare le tragedie della vita.
Ahimè. A 92 anni ancora non so cosa rispondere. Dico loro di sperare.
Di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie.

Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno. E proprio questi giovani sono una grande,
meravigliosa, consolazione. Il segno che qualcosa di ciò che hai fatto ha lasciato un piccolo segno,
un piccolo seme.

Posso confidarvi che l'ultima volta che ho incontrato Gore Vidal per la presentazione di un suo libro,
nel gennaio 2007, io ero appena uscita da un ricovero in ospedale e lui camminava aiutandosi con un bastone.
Ma a cena, quando gli ho chiesto cosa potremmo fare insieme,
lui mi ha risposto: «Let' s make a baby - facciamo un bambino».
Forse è questo il segreto per riuscire a sopravvivere anche a questa età.
Forse è questo il segreto del vecchio Suonatore Jones dello Spoon River caro alla mia giovinezza
«che giocò con la vita per tutti i novant'anni»



Fernanda Pivano
18 agosto 2009
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Questo è l'ultimo intervento di Fernanda Pivano scritto per il Corriere della Sera.
E' stato pubblicato il 18 luglio di quest'anno, giorno del suo 92esimo compleanno.
E' un testo dedicato agli interrogativi posti dalla vecchiaia,
ai ricordi e alla nostalgia degli anni della gioventù,
nei quali si innamorò della nuova letteratura americana,
i cui autori proprio lei contribuì a far scoprire con le sue traduzioni.
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Fonte: Internet




Nadia Mazzocco 

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