MIE VECCHIE POESIE
   




DULCE AGUA


A volte mi manchi tu
acqua limpida di ruscello
che scorrevi tra lucidi sassi
vicino alla cava di marmo
Compagna di giochi
zampillavi tranquilla
mentre io bimba felice
ti saltellavo accanto
E ho nostalgia di te
acqua fresca di pozzo
scavato dalle mani
forti di mio padre
Nelle giornate afose
ti porgevo le labbra
a dissetarmi
ed eri sollievo
al mio corpo
che di sole bruciava
Avró per sempre te
racchiusa nella memoria
acqua di fiume eterna
che scorri lenta
tra rive verdastre

.................

ADOLESCENZA


Quel divenir donna

quando ancor giunto

non era il tempo

di raccoglier frutti

Quando fanciulle in fiore

imparavano a ballare

io imparavo ad esser madre




BAMBOLE


Io ero la bimba povera
che aveva una bigotta
di stoffa sfilacciata
Che pianse disperata
quando le venne strappata
Io ero la bimba che quando
la vide nel fuoco buttata
si bruciò le manine e pianse
per non averla salvata
Io ero la bimba
che non giocò più
con nessun'altra bambola
che le fu poi regalata



NOTA DELL'AUTRICE:

Questa è una delle prime mie poesie
scritte tantissimo tempo fa,
vi lascio il bel commento
alla mia poesia è della poetessa Anna Marinelli.

"Testo semplice eppure denso di phatos nel quale la donna adulta rivede come in un feedback un episodio della sua vita che l’ha segnata profondamente.
Non disdegna di denunciare il suo stato sociale quando afferma che “Io ero la bimba povera/ che aveva una bigotta,/di stoffa sfilacciata.!”
Una bambola di pezza che solo da qualche anno a questa parte si chiama Bigotta, rivalutata da una organizzazione di volontariato che si prodiga per reperire emolumenti per i bimbi di tutte le terre martoriate dalla fame e dalla sete.
Una bambola di pezza, sfilacciata e logora dai troppi abbracci, era tutto ciò che aveva eppure esistono ancora esseri umani capaci di privare i bimbi dei pochi tesori che hanno, pur sapendo di infierire sulla loro fragile psiche, di usare una violenza impropria e segnare la loro anima per sempre.
E’ ciò che accadde a quella bimba di cui parla gaudiana.
Non mi è necessario sapere quanto di personale ci sia in questa storia, ma ella ci lascia comprendere fino in fondo quanto una bimba può essere vulnerabile e indifesa.
Quanto potè soffrire “quando le venne strappata.”….Quella bambola non le fu tolta, non le fu rubata, non andò persa per cause accidentali, no, le fu STRAPPATA.
In questo verbo si intravede l’azione di violenza di cui la bimba fu vittima aggravata dal fatto che l’oggetto dei suoi giochi trovò una fine altrettanto tragica, quella di essere gettata nel fuoco. Lei pur di salvarla avrebbe preferito cercare nelle fiamme la sua bambola sdrucita e amata. Compagna inseparabile dei suoi giochi innocenti.
Compagna di quei dialoghi che solo i bambini sanno intessere coi loro giocattoli che in virtù di una necessità interiore si trasformano in amici immaginari e compagni di avventure.
Per quanto tempo portò sulle sue tenere manine le tracce di quel fuoco cui inutilmente cercò di sottrarre la sua bambola. Per quanto tempo pianse.. Chissà! Ella ci confida con tatto e ingenuità
“che non giocò più/con nessun'altra bambola/che le fu poi regalata.

Ed è questo il crimine di cui il nostro cuore si duole
e cerca in tutti i modi di farsi perdonare.
Inutilmente."

Anna Marinelli

Nadia Mazzocco 

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